La prova da sforzo? Al CDF si fa con il test cardiopolmonare


Si tratta di un esame dagli esiti accurati, ideale per pazienti cardiopatici e broncopneumopatici, raccomandato per gli sportivi professionisti e fortemente consigliato per dilettanti e amatori, cioè anche per chi è sano ma desidera allenarsi in modo sicuro e più efficace. Addio alla vecchia “prova da sforzo”: da oggi a dirci qual è il nostro […]

Si tratta di un esame dagli esiti accurati, ideale per pazienti cardiopatici e broncopneumopatici, raccomandato per gli sportivi professionisti e fortemente consigliato per dilettanti e amatori, cioè anche per chi è sano ma desidera allenarsi in modo sicuro e più efficace.

Addio alla vecchia “prova da sforzo”: da oggi a dirci qual è il nostro stato di salute provvede il test cardiopolmonare, un esame capace di fornire una valutazione più precisa della risposta integrata dell’organismo allo sforzo. I parametri forniti da questo test non sono solo cardiocircolatori ma anche respiratori, ventilatori e metabolici. «È un completamento della prova da sforzo – spiega la dottoressa Costanza Grasso, cardiologa della Clinica Fornaca – che, oltre ai dati tradizionali della prova da sforzo (elettrocardiogramma, pressione arteriosa, frequenza cardiaca), fornisce la misurazione della ventilazione, del consumo di ossigeno e della produzione di anidride carbonica registrati nel corso dello svolgimento di un esercizio».

Si tratta di un esame non invasivo, che è possibile eseguire negli ambulatori del CDF (Centro Diagnostico Fornaca), in cui il paziente cammina su un tappeto rotante collegato a un elettrocardiografo con una maschera posta ermeticamente sul viso che analizza il suo respiro. La maschera risulta peraltro molto più confortevole rispetto al boccaglio, in uso in altri centri e talora molto mal tollerato, fino a rendere impossibile l’esecuzione dell’esame.

Il test cardiopolmonare è indicato per cardiopatici e broncopneumopatici e si rivolge in particolare a tre tipologie di pazienti: i cardiopatici ischemici, per i quali è importante verificare la riserva coronarica, i cardiopatici e/o i bronchitici cronici per cui è in programma un ciclo riabilitativo e, infine, i pazienti con scompenso cardiaco più o meno grave: «È tra l’altro considerato – aggiunge ancora la dottoressa Grasso – un test fondamentale nella valutazione del paziente cardiopatico in lista per il trapianto di cuore».

Allo stesso modo, il test fornisce elementi importanti «per la valutazione preoperatoria di exeresi polmonare di pazienti broncopneumopatici», precisa il dottor Remo Obert, pneumologo della Clinica Fornaca. Che aggiunge: «A chi è affetto da patologia respiratoria, tipo enfisema o bronchite cronica, questo esame può fornire importanti indicazioni sulla gravità della malattia, la sua evoluzione e l’eventuale approccio terapeutico-riabilitativo».

Il test cardiopolmonare risulta molto efficace anche per gli sportivi: «Misurando la soglia anaerobica – osserva la dottoressa Grasso – permette all’atleta di programmare allenamenti tarati sulla capacità del proprio “motore”, evitando di oltrepassare quel limite oltre il quale si produce solo un eccesso di acido lattico nei muscoli». Ecco perché si tratta di un esame molto utile anche per chi fa sport due o tre volte la settimana e ha superato i 35 anni di età: se il test da sforzo cardiopolmonare è tipico dello sport professionistico, è molto importante anche per dilettanti e amatori che si sottopongono a carichi impegnativi e vogliono sapere se si stanno allenando in modo corretto e ottimale.

«A Torino, al di fuori della realtà ospedaliera, il test cardiopolmonare viene eseguito solo al Centro Diagnostico Fornaca – osserva il dottor Francesco Milone, cardiologo della Clinica Fornaca e responsabile della Cardiologia Interventistica e del Dipartimento medico della Clinica Cellini –. Che riguardi pazienti scompensati o sani, si svolge sempre in un ambiente protetto, in cui eventuali complicanze, connesse alla complessità dei pazienti più che a quella dell’esame, sono sotto il controllo continuo del cardiologo e di un infermiere abilitato alla rianimazione, nonché di un medico anestesista prontamente reperibile».