Mercoledì12 novembre 2025, Centro Congressi Unione Industriale, v. Vela 17, ore 18.30
Abstract
La riparazione dei difetti di parete e in particolare dell’ernia inguinale rappresenta uno degli interventi più comuni in chirurgia generale. L’ernia inguinale consiste nella fuoriuscita di visceri o tessuto attraverso un difetto della regione inguinale. Storicamente, fino alla fine dell’Ottocento, il trattamento era inefficace e con elevati tassi di recidiva; la svolta avvenne nel 1884 con la descrizione della tecnica anatomica di Bassini, che pose le basi della chirurgia moderna dell’ernia. Successivamente, vari miglioramenti hanno condotto alle riparazioni con protesi (tecnica di Lichtenstein negli anni ’80), caratterizzate da tensione e recidive ridotte ma con problematiche legata al dolore cronico.
Parallelamente, lo sviluppo della chirurgia laparoscopica negli anni ’90 introdusse la possibilità di riparare anche l’ernia con tale approccio. Tra le tecniche laparoscopiche, la TAPP (TransAbdominal PrePeritoneal) consiste nell’accesso alla cavità addominale, con successiva dissezione del piano preperitoneale e applicazione di una rete protesica senza tensione. Venne definita e standardizza e progressivamente perfezionata fino agli attuali protocolli tecnici.
Dal punto di vista epidemiologico, l’ernia inguinale ha una prevalenza elevata: si stima che fino al 27% -40% degli uomini e circa il 3% -6% delle donne possano sviluppare un’ernia nel corso della vita. L’intervento chirurgico è l’unica terapia risolutiva e in Italia si eseguono circa 150.000 interventi l’anno, un numero stabile o in lieve crescita.
L’impiego della TAPP si è diffuso progressivamente grazie ai vantaggi offerti: minore dolore postoperatorio rispetto alla chirurgia tradizionale, rapida ripresa di attività quotidiane e lavorative, migliore visione anatomica della regione inguinale, e possibilità di trattare ernie bilaterali o recidive dopo intervento open con un unico accesso. Inoltre la procedura consente di trattare ulteriori eventuali patologie associate endoaddominali. la mesh viene posizionata nello spazio preperitoneale, evitando tensioni sui tessuti riducendo il trauma sulle fibre nervose e di conseguenza il dolore cronico.
La TAPP richiede di contro esperienza laparoscopica avanzata: la curva di apprendimento può superare i 50–100 casi, I costi iniziali sono in genere superiori rispetto alla tecnica open. Di conseguenza, le linee guida internazionali raccomandano la TAPP in centri con esperienza consolidata. Questo limita la diffusione di questa tecnica che viene impiegata in meno del 10% dei casi in Italia. La volontà di applicare la TAPP in modo estensivo in ragione dei suoi vantaggi ha portato il nostro gruppo ad utilizzarla nel 98% dei casi in oltre 1000 Pazienti con risultati in linea con le più significative casistiche della Letteratura.
Dottor Paolo De Paolis – Presidente Emerito Società Italiana di Chirurgia
