I nuovi antidiabetici: anche per sovrappeso e rischio Cardiovascolare?

I nuovi dati OMS. AIFA. Prescrivibilità. Problemi

Mercoledì 28 gennaio 2026, Centro Congressi Unione Industriale, v. Vela 17, ore 18.30 

ABSTRACT

L’obesità è una malattia cronica, progressiva e recidivante che riduce l’aspettativa di vita con l’aumentare del peso corporeo. Si stima che ne soffra circa un miliardo di persone nel mondo.

Essa è il risultato di una complessa interazione di fattori biologici, comportamentali, ambientali e sociali.

Il grasso viscerale, diventato ipertrofico in seguito all’aumento di peso, secerne delle sostanze tossiche per l’organismo, con conseguenze che coinvolgono pressoché tutti gli organi, tra cui cuore, cervello, fegato, pancreas, intestino.

L’obesità favorisce l’insorgenza del diabete di tipo 2, è causa accertata di almeno tredici diversi tipi di tumore, come quello del colon e del pancreas, ma anche della mammella e dell’utero, ed aumenta il rischio di malattie cardiovascolari – infarto, aritmie, scompenso – e degenerative, come il Parkinson e l’Alzheimer.  Non esiste un’obesità “sana”, in quanto anche coloro che non hanno dislipidemia, ipertensione o diabete hanno comunque di per sé un più alto rischio di morte rispetto ai soggetti non obesi.

Il nostro organismo si oppone alla perdita di peso con ogni mezzo e, avendo “memoria” del peso massimo raggiunto, tenderà sempre a raggiungere quello, se non a superarlo. La sola dieta difficilmente sarà sufficiente per risolvere un problema così complesso; si tratta infatti di riscrivere il rapporto che si ha con il cibo, superando problemi psicologici, ambientali, culturali e in certi casi di vera e propria dipendenza. I nuovi farmaci, Semaglutide e Tirzepatide rappresentano una vera rivoluzione non soltanto nell’ambito della perdita di peso, per la loro capacità di migliorare anche il quadro metabolico del paziente, con pochi potenziali effetti collaterali e grande tollerabilità. La riduzione del peso può avere effetti molto importanti sulla salute: con il 5% in meno potranno regredire ipertensione e iperglicemia; una riduzione di peso superiore al 15% promette addirittura di far regredire il diabete di tipo 2 e di ridurre la mortalità cardiovascolare.

Dottor Francesco Milone – Responsabile Cardiologia Humanitas Gradenigo e Responsabile Emodinamica Humanitas Cellini.

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