Acufene, come ridurre il fastidio di quel “suono fantasma”?


Arricchimento sonoro e counseling sono le due parti della TRT (Tinnitus Retraining Therapy), terapia adottata dal dottor Giuseppe Tabaro e dall’ORLTeam per contrastare il disturbo uditivo. «Occorre trasformare quel segnale irritante in un suono neutro, abituale e non allarmistico». Trattare l’acufene fino ad eliminare, o quanto meno ridurre, il fastidio provocato da quel “suono fantasma” […]

Arricchimento sonoro e counseling sono le due parti della TRT (Tinnitus Retraining Therapy), terapia adottata dal dottor Giuseppe Tabaro e dall’ORLTeam per contrastare il disturbo uditivo. «Occorre trasformare quel segnale irritante in un suono neutro, abituale e non allarmistico».

Trattare l’acufene fino ad eliminare, o quanto meno ridurre, il fastidio provocato da quel “suono fantasma” che il nostro cervello percepisce in determinate condizioni. Tenendo sempre ben presente un concetto di fondo: è vero che il paziente ha l’acufene perché non sente bene, non è vero che il paziente non sente bene perché ha l’acufene.

Di acufeni alla Clinica Fornaca si occupa il dottor Giuseppe Tabaro, otorinolaringoiatra torinese dell’ORLTeam, équipe abilitata all’utilizzo della TRT (Tinnitus Retraining Therapy), una terapia che tratta l’acufene attraverso il ricondizionamento del segnale percepito dal nostro cervello, trasformandolo da «desueto, allarmistico e fastidioso» in un segnale «neutro, abituale, non allarmistico e non fastidioso». «È un risultato che il nostro organismo è in grado di raggiungere – aggiunge il dottor Tabaro – sfruttando la plasticità del cervello: pensate a chi vive accanto ai binari della ferrovia e impara, dopo poco tempo, a “non sentire più” il rumore dei treni di passaggio. Noi possiamo aiutare l’organismo a non essere più infastidito dall’acufene».

Sono due le strategie utilizzate dalla TRT: l’arricchimento sonoro e il cosiddetto “counseling”. L’arricchimento sonoro opera a livello sottocorticale inconscio: «Vengono somministrati al paziente suoni della natura, neutri e rassicuranti. Suoni che in fase di cura risultano importanti per arricchire il suo universo sonoro e “confondere” l’acufene. Suoni che vanno ascoltati per almeno otto ore al giorno per un periodo che va dai 12 ai 18 mesi attraverso il cd che ogni singolo paziente riceve a seconda delle caratteristiche psico-acustiche del proprio acufene», spiega il dottor Tabaro. Che, a proposito del counseling, precisa: «Consiste nello spiegare tutto al paziente, rassicurandolo e fugando i suoi dubbi, dicendogli ad esempio che ha un acufene e non un tumore. Il counseling acufenologico è inoltre affiancato da un counseling cognitivo-comportamentale che si avvale di terapie come la mindfulness e che può anche contemplare il supporto psichiatrico».

Per fortuna l’acufene può anche essere curato nella sua fase iniziale impendendogli di diventare cronico: «Appena si registra un calo improvviso dell’udito è però necessario andare dall’otorino – mette in guarda il dottor Tabaro -. C’è una finestra di tempo non più ampia di tre o quattro settimane per recuperare il danno iniziale. La visita specialistica consentirà inoltre di avere una diagnosi dell’entità del danno e capire dove è avvenuto». Un danno che può attivare aree del nostro sistema limbico e del nostro sistema nervoso autonomo: «Nell’acufene non è il suono a dare fastidio bensì l’emozione negativa provocata dal suono – conclude il dottor Giuseppe Tabaro -. È una patologa di cui soffre il 3-4 per cento della popolazione e che troppo spesso viene considerata a torto come qualcosa con cui occorre convivere tristemente per il resto della propria vita».