Arrampicata sportiva, più facile grazie alla Fornaca


Uno studio rivoluzionario gestisce in modo nuovo i frequenti infortuni alle mani durante l’arrampicata sportiva. Realizzato dal dottor Giorgio Pivato, guarda con fiducia alle Olimpiadi del 2020. «Arrampicarsi per tre o quattro ore attaccandosi con le dita a prese molto piccole rappresenta una situazione di forte stress che può favorire infortuni alle mani di tipo […]

Uno studio rivoluzionario gestisce in modo nuovo i frequenti infortuni alle mani durante l’arrampicata sportiva. Realizzato dal dottor Giorgio Pivato, guarda con fiducia alle Olimpiadi del 2020.

«Arrampicarsi per tre o quattro ore attaccandosi con le dita a prese molto piccole rappresenta una situazione di forte stress che può favorire infortuni alle mani di tipo traumatico o infiammatorio. Un’adeguata strategia di prevenzione da adottare prima e dopo l’allenamento o la gara può ridurre questo rischio, così come una corretta protezione dell’area infiammata può consentire all’atleta di proseguire ad allenarsi senza quelle soste che pregiudicano il grado di preparazione raggiunto». Il dottor Giorgio Pivato del Centro di chirurgia della mano della Clinica Fornaca sintetizza così lo studio condotto negli ultimi mesi con la sua équipe e che ha portato alla collaborazione con la SASP (Società arrampicata sportiva Palavela) di Torino, fondata da Marco Maria Scolaris che dal 2007 è anche presidente dell’IFSC (Federazione interazione di sport d’arrampicata).

Torino rappresenta la capitale italiana dell’arrampicata sportiva, la SASP è la società che con i suoi 2500 iscritti offre il contributo maggiore a un totale capace di raggiungere gli ottomila praticanti. Si tratta di uno sport in continua espansione che nel 2020 a Tokyo sarà addirittura disciplina olimpica: Italia, Francia, Austria e Canada, nazioni con la maggiore tradizione in materia, stanno già prenotando le medaglie. L’approccio tra questo sport e lo studio condotto dal dottor Pivato ricorda una salita in parete, graduale e inesorabile: «Inizialmente non sapevamo gestire in modo adeguato i problemi delle mani di chi arrampica – rivela il chirurgo della Clinica Fornaca -. Siamo perciò andati in palestra a parlare con questi atleti per ottenere le risposte utili a una strategia di prevenzione e cura che oggi si sta rivelando efficace, come dimostra il sempre crescente numero di praticanti che si rivolge a noi». Come ci si fa male alla mano? Come la si cura? Come si previene un infortunio? Qual è il ruolo della fisioterapia? Attorno a queste quattro domande il dottor Pivato e la sua équipe hanno formulato un questionario sottoposto a venti atleti professionisti e a cinquanta amatori: «Dopodiché sono stati tutti monitorati on line con cadenza mensile per registrarne i problemi e le relative diminuzioni di intensità o frequenza – spiega il dottor Pivato -. Il risultato è stato doppiamente positivo perché gli atleti hanno tratto beneficio dall’esperienza e hanno imparato a rivolgersi con fiducia al medico specialista esponendo problematiche che prima ritenevano senza risposta».

Ed è proprio la risposta fornita all’atleta a fare la differenza: «Prima – prosegue il dottor Pivato – veniva categoricamente imposta una sospensione dell’attività e, al cospetto di un infortunio, non ci si poteva più allenare. Ora abbiamo introdotto un nuovo approccio, quello di mettere a riposo le strutture della mano coinvolte dal processo infiammatorio o dall’evento traumatico, continuando però a far lavorare le altre. Una novità che è piaciuta agli atleti e che funziona dal punto di vista medico». Al punto che il dottor Pivato è stato invitato a raccontarlo al Congresso mondiale dell’IFSSH (Federazione internazionale delle società della chirurgia della mano) in programma a Buenos Aires dal 24 al 28 ottobre. «E’ uno studio che non ha precedenti e che ha interessato molto i colleghi di tutto il mondo – spiega ancora -. La vicina scadenza olimpica ha giocato in favore del nostro studio, destinato a pubblicazioni scientifiche e alla realizzazione di appositi attrezzi da utilizzare in percorsi dedicati durante la fase di riabilitazione».

Oltre alla messa a disposizione degli strumenti frutto dello studio, la Clinica Fornaca offre agli atleti della SASP la velocità del percorso diagnostico e della relativa proposta terapeutica. «Basta mezza giornata – assicura il dottor Pivato -. La stretta collaborazione con il dottor Carlo Faletti in fase di Diagnostica per immagini e la possibilità di avviare il trattamento conservativo o chirurgico all’interno della stessa Clinica garantiscono all’atleta una presa in carico totale e tempestiva, basata sulla competenza dei professionisti e sull’efficacia delle apparecchiature tecnologiche a disposizione». Le pareti di roccia che partono dal Palavela e si arrampicano verso Tokyo hanno forse registrato tra gli ambulatori della Clinica Fornaca uno dei loro passaggi fondamentali.