Autismo, le domande da farsi per la diagnosi


«Genitori, educatori e pediatra posso intercettare sintomi e segni dell’autismo», spiega il dottor Valter Felicioni. «Osservare bene il bambino è fondamentale». Vostro figlio si interessa agli altri bambini? Vi porta mai degli oggetti per mostrarvi qualcosa? Se indicate con il dito un giocattolo dalla parte opposta della stanza, vostro figlio lo guarda? Sono tre delle […]

«Genitori, educatori e pediatra posso intercettare sintomi e segni dell’autismo», spiega il dottor Valter Felicioni. «Osservare bene il bambino è fondamentale».

Vostro figlio si interessa agli altri bambini? Vi porta mai degli oggetti per mostrarvi qualcosa? Se indicate con il dito un giocattolo dalla parte opposta della stanza, vostro figlio lo guarda? Sono tre delle tante domande che possono aiutare il pediatra nella diagnosi precoce di un disturbo come l’autismo infantile. Le utilizza anche il dottor Valter Felicioni, pediatra di famiglia e medico di riferimento della Pediatria della Clinica Fornaca: «Ci aiutano a valutare se il bambino di 15-18 mesi ha già acquisito particolari competenze – spiega -. L’aggancio visivo, il gioco di finzione o quello che richiede la presenza di un adulto rappresentano conferme importanti: quando il bambino chiede di giocare con altri è un bambino normale».

Nei disturbi pervasivi come l’autismo, la diagnosi precoce è molto importante perché rende possibile un recupero del bambino: «Si tratta di anomalie e compromissioni gravi e generalizzate in molte aree: il bambino ha una ristrettezza di interessi e mostra grossi problemi nell’interazione sociale, nella comunicazione verbale e non verbale nonché nelle modalità di comportamento – continua il dottor Felicioni -. Nel caso, si valuta quanto può servire per stimolarlo e renderlo sempre più partecipe all’ambiente che lo circonda». Quando la diagnosi di autismo arriva all’età di 4 o 5 anni risulta tardiva, tanto da chiedersi come mai i genitori, gli educatori e il pediatra non sono riusciti a intercettare i sintomi e segni che il bambino già dimostrava. «Di norma parla poco, non ti guarda, pare non ascoltarti e se ti ascolta lo fa per un tempo molto breve perché sembra sintonizzato su un’altra lunghezza d’onda. In un contesto di altri bambini non gioca con gli altri ma si apparta in un angolo e ha un soliloquio». Talvolta l’autismo si correla anche ai cosiddetti disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia, disgrafia, discalculia o disortografia), ma questi ultimi si manifestano all’avvio dell’età scolastica e non vanno mai confusi con i disturbi pervasivi dello sviluppo cui appartiene l’autismo.

«Va da sé che ciascun bambino ha la sua età di programmazione, maturazione e acquisizione psicomotoria – precisa il dottor Felicioni -. Ci sono bambini che parlano a otto mesi e camminano a quindici e altri che fanno l’esatto contrario». Tuttavia, di fronte a segnali di un certo tipo, le mamme hanno il compito di agire: «In genere sono molto attente perché si confrontano con altre mamme e portano il proprio bambino a frequentarne altri – prosegue -. Inoltre, in situazioni come l’asilo nido possono essere aiutate dalla condizione di giudizio esterno di educatori che sono formati ad hoc. Ecco perché la mamma disattenta o con un solo figlio può ricevere importanti aiuti dal confronto con l’esterno». Aiuto che deve essere fornito anche dal pediatra: «Noi siamo le sentinella che devono trovare il problema per poi affidarlo allo specialista – puntualizza il dottor Felicioni -. Ci sono una serie di figure che possono prendere in carico il bambino fornendogli i necessari riferimenti neurologici, neuropsichiatrici, infantili e psicomotori, tutti in grado di realizzare un eccellente lavoro».

L’ultima indicazione del dottor Valter Felicioni (che alla Clinica Fornaca si prende cura dello sviluppo psicofisico dei bambini, della prevenzione, diagnosi e cura delle malattie infantili e della adolescenza) riguarda un luogo comune: «Occorre sfatare del tutto la presunta correlazione tra vaccino antimorbillo e autismo – ammonisce -. Come ormai noto, a sostenere quella tesi era uno studio modificato ad arte da un ex medico anglosassone che per questo motivo è stato anche radiato dall’Ordine dei medici. L’autismo non è causato dal vaccino e, anzi, vaccinarsi oggi è più che mai fondamentale per la buona salute di tutti i nostri bambini».