HPV e lesioni precancerose anali: prevenzione e diagnosi precoce sono fondamentali


Quando si parla di Papilloma virus umano (HPV), il pensiero corre quasi automaticamente alla salute femminile e, soprattutto, alla prevenzione del tumore del collo dell’utero. Ma l’HPV ha una geografia molto più ampia e può insediarsi in tutte le aree dell’organismo coinvolte nel contatto sessuale, tra cui la regione anale e perianale.

Intercettare le alterazioni in fase iniziale significa evitare trattamenti più invasivi e ridurre la possibilità che una lesione evolva in qualcosa di più serio. La diagnosi precoce attraverso l’anoscopia ad alta risoluzione permette di individuare alterazioni spesso silenziose e intervenire con percorsi personalizzati.

Approfondiamo l’argomento con il dottor Massimiliano Mistrangelo, chirurgo generale della Clinica Fornaca e Clinica Sedes Sapientiae.

Perché l’HPV può interessare anche la regione anale?

Il Papilloma virus umano si trasmette principalmente attraverso i contatti sessuali e può localizzarsi in tutte le aree che possono entrare in contatto durante i rapporti. Il virus entra nelle cellule della mucosa e, nella maggior parte dei casi, viene controllato ed eliminato spontaneamente dal sistema immunitario senza provocare conseguenze. In alcune persone, però, l’infezione non si risolve e può diventare persistente. È proprio la persistenza nel tempo, soprattutto quando riguarda alcuni ceppi di HPV definiti “ad alto rischio”, che può favorire cambiamenti nelle cellule della mucosa e portare alla comparsa di lesioni precancerose. È importante però evitare allarmismi: contrarre l’HPV non significa sviluppare automaticamente una malattia grave. La maggior parte delle infezioni regredisce spontaneamente e non provoca problemi. Il rischio nasce quando il virus rimane presente per anni e determina alterazioni cellulari progressive che, se non riconosciute e controllate, possono in alcuni casi evolvere verso forme tumorali.

Quali problemi può provocare l’HPV a livello anale?

Una delle manifestazioni più conosciute sono i condilomi, piccole escrescenze che possono comparire nella regione anale o perianale. Si tratta di lesioni benigne, che non sono considerate precancerose, anche se possono aumentare di numero, creare fastidio, prurito o disagio e, in alcuni casi, richiedere un trattamento locale o la rimozione.

Un discorso diverso riguarda invece alcuni ceppi di HPV ad alto rischio, che possono determinare nel tempo modificazioni delle cellule della mucosa anale. Queste lesioni vengono chiamate AIN (Anal Intraepithelial Neoplasia), cioè neoplasia intraepiteliale anale.

La prevenzione e la diagnosi precoce sono fondamentali: individuare una lesione quando è ancora in una fase iniziale permette di intervenire in modo mirato, riducendo il rischio che possa progredire verso un tumore dell’ano.

Le lesioni HPV correlate danno dei sintomi?

Le AIN sono generalmente asintomatiche e vengono spesso individuate durante controlli eseguiti per la presenza di fattori di rischio oppure nell’ambito di percorsi di screening dedicati. Quando invece compaiono sintomi come sanguinamento, dolore anale persistente, perdite di muco o secrezioni, è importante rivolgersi a uno specialista.

Diverso è il caso dei condilomi, che sono più facilmente riconoscibili perché possono presentarsi come piccole escrescenze nella zona anale o perianale.

Come si arriva alla diagnosi?

Il primo livello di screening può essere rappresentato dallo spazzolato anale, un esame simile, per certi aspetti, al Pap test ginecologico. Attraverso un piccolo dispositivo vengono raccolte alcune cellule della mucosa anale, che vengono poi analizzate in laboratorio per verificare l’eventuale presenza di alterazioni cellulari oppure del DNA dell’HPV. Si tratta di una procedura semplice, rapida e poco invasiva, generalmente ben tollerata dal paziente.

L’esame che consente invece una valutazione più accurata è l’anoscopia ad alta risoluzione. È l’equivalente, a livello anale, della colposcopia ginecologica: consente di identificare anche lesioni molto piccole che non sarebbero visibili durante una normale visita.

Se lo specialista individua una zona che presenta caratteristiche sospette può eseguire una biopsia mirata. Si tratta di un esame ambulatoriale che non richiede ricovero né preparazioni particolari che normalmente richiede circa 5-10 minuti.

Cosa succede se la biopsia evidenzia una lesione precancerosa?

La presenza di una lesione precancerosa non significa automaticamente che si debba intervenire subito con un trattamento. Il percorso dipende da diversi elementi: il tipo di alterazione cellulare, il grado della lesione, l’estensione, le caratteristiche della persona e il livello di rischio individuale.

Le AIN di basso grado in molti casi possono essere semplicemente monitorate nel tempo attraverso controlli periodici. Diverso è il caso delle AIN di alto grado, nelle quali le alterazioni cellulari sono più importanti e il rischio di evoluzione verso una forma tumorale, pur rimanendo un processo che può richiedere tempo, è maggiore. In queste situazioni può essere indicato un trattamento per eliminare la lesione e ridurre il rischio di progressione.

Qual è il ruolo del laser nel trattamento delle lesioni HPV correlate?

Il laser rappresenta una delle tecniche disponibili per il trattamento delle lesioni HPV correlate a livello anale, perché consente di intervenire in modo mirato sulle aree alterate, cercando di preservare il più possibile i tessuti sani circostanti. Quando indicato, il laser permette di “vaporizzare” selettivamente la zona malata attraverso una procedura poco invasiva.

Non tutte le lesioni, però, sono adatte a questo tipo di trattamento. In presenza di alterazioni più estese, più profonde o con caratteristiche di maggiore aggressività, può essere indicata un’asportazione chirurgica tradizionale, che consente di rimuovere completamente l’area interessata.

Dopo il trattamento il problema è risolto definitivamente?

Il trattamento permette di eliminare la lesione presente, ma non significa eliminare completamente il virus dall’organismo. Per questo motivo il percorso non si conclude con il trattamento, ma prosegue con un programma di follow-up stabilito in base al profilo del singolo paziente.

Qual è il percorso nell’ambulatorio della Clinica Fornaca?

La Clinica Fornaca offre un percorso completo per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento delle patologie HPV correlate della regione anale.

Il percorso inizia con una valutazione specialistica, durante la quale vengono raccolte le informazioni cliniche del paziente.

Quando necessario, si procede con l’anoscopia ad alta risoluzione. Sulla base del risultato dell’esame istologico viene definito il percorso successivo.

L’obiettivo è offrire una presa in carico completa e personalizzata, con strumenti diagnostici avanzati e un percorso specialistico continuativo. La cura, infatti, non riguarda soltanto l’eliminazione della lesione, ma anche il monitoraggio nel tempo e il sostegno del paziente in ogni fase del percorso.

Torna su