
Ha approfondito l’argomento il prof. Tommaso Lubrano, specialista in Chirurgia generale della Clinica Fornaca, esperto in tecniche avanzate di ernioplastica, Professore di Chirurgia Generale presso l’Università degli Studi di Torino, all’interno dell’articolo su La Repubblica Salute.
Dal supporto al chirurgo al dibattito etico
L’intelligenza artificiale (IA) è già una presenza concreta in molte aree della medicina. Negli ultimi anni, la diagnostica per immagini e la radiologia interventistica hanno visto un’evoluzione senza precedenti grazie a sistemi di Intelligenza Artificiale in grado di analizzare dati complessi, segnalare anomalie invisibili all’occhio umano e supportare i clinici nella pianificazione di procedure delicate. Endoscopie operative, angioplastiche endovascolari e laparoscopie robot-assistite mostrano quanto la tecnologia integrata con l’IA non sia più solo un supporto, ma parte integrante del percorso di cura.
In questo scenario, la figura del chirurgo si sta trasformando. La robotica, con piattaforme robotiche come il Da Vinci System, ha reso possibili interventi mini-invasivi ad altissima precisione, persino a distanza grazie a connessioni internet sicure. In Italia, sono 100 gli ospedali dotati di robot Da Vinci – il primo è stato installato nel 1999 – con oltre 300mila procedure eseguite. Nonostante l’ampio uso della robotica in sala operatoria, l’introduzione di IA capace di apprendere e ragionare, grazie al machine learning, apre interrogativi complessi:
- fino a che punto le decisioni cliniche possono essere delegate a un algoritmo?
- di chi è la responsabilità in caso di errore: del medico, del produttore del software o della struttura sanitaria?
- come garantire la protezione dei dati sensibili del paziente in un contesto di automazione crescente?
Sono domande che esperti in vari ambiti (giuristi, eticisti, chirurghi, ad esempio) stanno affrontando con urgenza, confrontandosi all’Università di Torino, consapevoli che la tecnologia evolve più rapidamente delle normative.
Le evidenze scientifiche
Numerosi studi, pubblicati su riviste di riferimento come JAMA o Surgical Innovation, mostrano che l’IA può migliorare la precisione chirurgica, ridurre il rischio di complicanze e supportare il processo decisionale intraoperatorio del chirurgo. Esperienze condotte in centri oncologici internazionali (Russia – Mosca, Cina – Tianjin) dimostrano benefici concreti sugli outcome – gli esiti delle cure – e sulla qualità dell’assistenza al paziente.
Eppure i dati non sono uniformi. Alcuni gruppi di ricerca, tra cui quello dell’Università di Pisa, segnalano l’assenza di prove solide sull’efficacia e la sicurezza di alcuni interventi robot-assistiti. Studi più mirati, come quelli del Dipartimento di chirurgia generale dell’Istituto di malattie digestive di Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) sull’ernia inguinale – la più frequente patologia trattata in chirurgia generale nel mondo industrializzato – suggeriscono che tecniche tradizionali a basso costo e ad alta affidabilità, come quelle tradizionali, possano restare preferibili rispetto a procedure tecnologicamente più avanzate ma non necessariamente più vantaggiose dal punto di visto costo-beneficio.
IA in chirurgia: esiste un parallelismo con la guida autonoma?
Immaginare un futuro in cui il chirurgo si limiti a monitorare un’operazione condotta in gran parte da un sistema autonomo richiama il dibattito sulle auto senza conducente. La prospettiva è affascinante, ma per ora resta lontana: servono ulteriori evidenze, validazioni rigorose e una valutazione critica dei reali benefici per i pazienti e per la comunità.
