Le nuove linee guida dell’ipertensione, fattore di rischio da prevenire


Ne hanno parlato a “Martedì Salute” il professor Franco Veglio e il professor Paolo Cerrato: «Occorre prevenire questo killer silenzioso che oggi interessa circa due miliardi di persone al mondo e rappresenta la prima causa di mortalità e morbidità». Le nuove linee guida dell’ipertensione sono state al centro dell’incontro che martedì primo ottobre ha caratterizzato […]

Ne hanno parlato a “Martedì Salute” il professor Franco Veglio e il professor Paolo Cerrato: «Occorre prevenire questo killer silenzioso che oggi interessa circa due miliardi di persone al mondo e rappresenta la prima causa di mortalità e morbidità».

Le nuove linee guida dell’ipertensione sono state al centro dell’incontro che martedì primo ottobre ha caratterizzato il secondo appuntamento stagionale dei“Martedì Salute”, il ciclo di conferenze dedicato alla prevenzione e ai corretti stili di vita in programma fino al 3 dicembre nell’Auditorium della Città metropolitana in corso Inghilterra 7, Torino. Di fronte a un pubblico folto e attento, ne hanno parlato il professor Franco Veglio, specialista della Clinica Fornaca e direttore della Medicina interna 4U della Città della Salute e della Scienza di Torino e il professor Paolo Cerrato, dirigente medico della Clinica Neurologica I dell’Università di Torino.

«L’ipertensione arteriosa non è una malattia – ha premesso il professor Veglio -, bensì un fattore di rischio che presuppone alla malattia. Occorre prevenirla perché rappresenta oggi la prima causa di mortalità e morbidità. Di ipertensione “si muore” perché essa determina complicanze a livello di cuore, cervello e reni. È un killer silenzioso che agisce attraverso l’aumento della pressione nelle pareti dei vasi arteriosi. Con l’andare degli anni, le arterie si induriscono e la pressione al loro interno aumenta, giorno dopo giorno».

Dei sette miliardi di abitanti del Pianeta Terra, oltre un miliardo di uomini sono ipertesi, numero che raggiunge i due miliardi quando si considerano anche le donne. «L’ipertensione è oggi il primo fattore di rischio – ha aggiunto il professor Veglio -, seguito da fumo, dieta scorretta, sovrappeso e obesità. Le malattie favorite dall’ipertensione determinano circa undici milioni di morti l’anno ed è come se ogni anno, per causa loro, scomparisse l’equivalente della popolazione della Svezia. Altri milioni di pazienti sopravvivono con grossi problemi che ne pregiudicano la capacità lavorativa con costi sociali molto elevati per cura e riabilitazione: ciascuno di loro porterà con sé una spesa cronica di circa 20/30 anni».

«Le linee-guida non sono altro che raccomandazioni – ha proseguito il professor Veglio -, rivolte in special modo a quell’ampia fascia di popolazione adulta con ipertensione arteriosa che può essere lieve, moderata o severa. Il calcolo del rischio cardiovascolare integra il valore pressorio con altri fattori di rischio e indica la possibilità di rischio a dieci anni per ictus, scompenso cardiaco e insufficienza renale. Avere queste informazioni permette al medico un trattamento adeguato che deve coinvolgere il paziente e metterlo al centro della sua cura attraverso la correzione del suo stile di vita e, poi, con la somministrazione degli eventuali farmaci». Con alcune raccomandazioni: «Ridurre innanzi tutto il peso, ma anche il consumo di alcol e grassi saturi. Camminare 5 km al giorno e consumare più frutta e verdura. E il sale? Ne bastano meno di 5 grammi al giorno, circa un cucchiaino da caffè: un’accortezza che riduce del 23 per cento la possibilità di ictus e del 17 per cento malattie del cuore».

Il professor Cerrato ha dal canto suo ricordato come l’ictus riguardi oggi 2,5 italiani su mille: «È una malattia frequente, grave e costosa – ha affermato -. Uccide un terzo di chi ne viene colpito, mentre un altro terzo riporta la necessità di riabilitazione e assistenza a lungo termine. Rappresenta in ogni caso la prima causa di disabilità e la seconda causa di demenza». Detto che alcuni fattori di rischio non sono modificabili (età, sesso, razza, predisposizione ereditaria), il professor Cerrato ha dichiarato che controllando in modo adeguato la pressione si può dimezzare il numero degli ictus.

«Altri fattori di rischio modificabili e curabili – ha proseguito il professor Cerrato – sono gli elevati valori di glicemia a digiuno. il cosiddetto “junk food”, l’alterazione dei grassi nel sangue (il famigerato colesterolo “cattivo”), ma anche l’inattività fisica, l’obesità, il consumo di alcol, droghe e fumo di sigaretta che danneggia le arterie». Nel paziente anziano un fattore di rischio è rappresentato dalla fibrillazione atriale, spesso asintomatica; così come l’inquinamento ambientale risulta tossico per l’organismo e favorisce le malattie cardiovascolari. «i fattori di rischio agiscono spesso nell’ombra e non danno sintomi – ha concluso il professor Cerrato – Ecco perché occorre fare esami e affidarsi con fiducia alla figura del medico di base per svolgere, almeno una volta l’anno, un controllo che può risultare fondamentale».