La chirurgia endocrina per la cura di tiroide e paratiroidi


Sono patologie che in due casi su tre colpiscono le donne e che possono essere di tipo tumorale («Se trattate in modo pronto e adeguato hanno elevatissimi indici di guarigione») o dovute al malfunzionamento delle ghiandole. Alla Fornaca l’esperienza del professor Guido Gasparri. In due casi su tre colpiscono le donne: sono le patologie che […]

Sono patologie che in due casi su tre colpiscono le donne e che possono essere di tipo tumorale («Se trattate in modo pronto e adeguato hanno elevatissimi indici di guarigione») o dovute al malfunzionamento delle ghiandole. Alla Fornaca l’esperienza del professor Guido Gasparri.

In due casi su tre colpiscono le donne: sono le patologie che interessano le ghiandole endocrine quali la tiroide e le paratiroidi. A occuparsi di loro in sala operatoria è il chirurgo endocrino, al quale è richiesta una solida competenza specifica che si costruisce attraverso l’esperienza. È il caso del professor Guido Gasparri, chirurgo della Clinica Fornaca, già direttore della Chirurgia Generale ed Esofagea III delle Molinette e precedentemente della Chirurgia Generale Universitaria dell’ospedale San Luigi. Il professor Gasparri ha all’attivo oltre 2500 interventi di paratiroidectomia, un numero che contribuisce a farne uno dei massimi esperti italiani nonché un riferimento per la comunità medica internazionale.

«I problemi alle paratiroidi sono in costante aumento, tanto da rappresentare oggi la terza patologia endocrina più frequente – spiega il professor Gasparri -. Se ieri era pressoché sconosciuta, oggi per rivelarla può invece essere sufficiente il livello di calcio presente in un semplice esame del sangue, magari seguito da una densitometria in grado di definire con precisione il consumo dell’osso e il conseguente eventuale iperparatiroidismo». Le patologie delle paratiroidi sono più frequenti nelle donne in menopausa: oltre a essere causate dalla disfunzione dell’organo, possono in casi molto meno frequenti essere di tipo neoplastico.

I progressi nella diagnostica e nella chirurgia endocrina riguardano ovviamente anche la tiroide. «Basta un’ecografia per portare alla luce nodi di 3 o 4 millimetri – aggiunge il professor Gasparri –, mentre l’agobiopsia tiroidea, nota anche come “agoaspirato”, ci fornisce risposte inequivocabili sull’opportunità di intervenire o meno chirurgicamente». Anche nel caso della tiroide sono due le patologie di interesse chirurgico: quelle tumorali («Se trattate in modo pronto e adeguato hanno indici di guarigione elevatissimi», precisa il professor Gasparri) e quelle non tumorali che riguardano il cattivo funzionamento della ghiandola (il cosiddetto “ipertiroidismo”) o i casi di gozzo («In netto calo quello endemico rispetto al passato», precisa ancora il professore).

«Il fattore di rischio più importante per il carcinoma papillifero è sicuramente l’esposizione alle radiazioni durante la giovinezza – ammonisce il professor Gasparri -. Radiazioni dovute a terapie o a contaminazione ambientale, come avvenuto in passato a Nagasaki, Hiroshima e Chernobyl o, più di recente, a Fukushima. Senza dimenticare la familiarità: il rischio di un tumore tiroideo è dieci volte maggiore in una famiglia in cui si sono verificati altri casi».

Assai meno frequente ma molto impegnativo da un punto di vista chirurgico è invece il carcinoma dell’esofago: «Richiede un intervento indaginoso e necessita di una struttura clinica adeguata che, come nel caso della Clinica Fornaca, possa seguire in modo adeguato il paziente nella fase operatoria e post operatoria», conclude il professor Gasparri.