La Chirurgia pancreatica è nelle mani del professor Fronda


Il tumore al pancreas è ancora oggi tra le patologie oncologiche con la prognosi più negativa, anche le forme maligne possono essere operate ma in tal caso è bene affidarsi a mani esperte: «Qui il paziente ha a disposizione tecnologia e assistenza medico-infermieristica di prim’ordine». «Sono un testimone diretto dell’evoluzione che ha riguardato il chirurgo: […]

Il tumore al pancreas è ancora oggi tra le patologie oncologiche con la prognosi più negativa, anche le forme maligne possono essere operate ma in tal caso è bene affidarsi a mani esperte: «Qui il paziente ha a disposizione tecnologia e assistenza medico-infermieristica di prim’ordine».

«Sono un testimone diretto dell’evoluzione che ha riguardato il chirurgo: passato da barbiere a robot, guidato da una tecnica fine ottocentesca a un’altra più moderna e, soprattutto, più efficace per il paziente». Parola del professor Gian Ruggero Fronda, fino allo scorso ottobre Direttore della struttura di Chirurgia generale 4 della Città della Salute e della Scienza di Torino, quarta struttura italiana per numero di interventi di chirurgia pancreatica effettuati: «Nei primi anni Novanta l’avvento della laparoscopia ha rappresentato il discrimine tra le due epoche, così come l’introduzione dell’ecografo e della Tac avevano allontanato il medico dalle diagnosi eseguite al buio, quelle che lo portavano a ipotizzare il tumore al pancreas quando il paziente era giallo e non aveva le coliche».

Dopo 41 anni di attività alle Molinette di Torino, il professor Fronda è oggi senior consultant all’ospedale Gradenigo e svolge la sua attività libero professionale alla Clinica Fornaca, dove oltre alle visite specialistiche è nella condizione di poter effettuare qualsiasi intervento di chirurgia pancreatica: «Alla Fornaca la sicurezza sanitaria è assoluta e si abbina all’elevato comfort riservato al paziente – spiega il professor Fronda -. Anche in sala operatoria, l’assistenza medica e infermieristica nonché la dotazione tecnologica risultano di primissimo ordine, come da tradizione consolidata».

Pancreatiti croniche, esiti di pancreatiti acute, neoplasie esocrine o endocrine che richiedono anche una DCP (duodenocefalopancreasectomia): sono questi gli interventi di chirurgia pancreatica eseguibili alla Fornaca dal professor Fronda. «Tra le patologie neoplastiche che richiedono una DCP – aggiunge il professore – il tumore più frequente è quello alla testa del pancreas, ma può anche riguardare la via biliare distale, del duodeno o papilla di Vater. In questi casi vengono asportati testa pancreatica, duodeno, primo tratto di intestino tenue, coledoco e colecisti. Si tratta di interventi molto impegnativi che possono comprendere una ricostruzione pancreatica, biliare e gastro-digestiva. Ecco perché è bene affidarsi a mani esperte e abituate a gestire con abilità determinate situazioni».

Ma esistono anche interventi meno complessi, come nel caso delle neoplasie di corpo e coda del pancreas: «Operabili anche in laparoscopia e non richiedenti grosse ricostruzioni – aggiunge il professor Fronda -: in quel caso viene asportato il tratto medio-distale della ghiandola pancreatica e, qualora possibile e indicato, cerchiamo di salvare la milza del paziente».

Ancora oggi il tumore al pancreas è una delle patologie oncologiche con la prognosi più negativa. Ha forme differenti diversamente curabili, benigne e maligne: anche quest’ultime vengono riconosciute sempre più precocemente, quando sono ancora di dimensioni contenute e asportabili con un intervento chirurgico. Il tumore al pancreas colpisce soprattutto chi ha un’età compresa tra i 60 e i 70 anni ma non sono affatto infrequenti i casi che interessano 40/50enni.

«Com’è cambiato il paziente nel corso degli anni? Oggi è molto più documentato sulla sua patologia e anche più attento alla scelta del medico da consultare», è la risposta del professor Fronda. «Internet fornisce strumenti prima non accessibili a tutti ma, allo stesso tempo, può “disinformare” il paziente attraverso segnalazioni estemporanee o aneddotiche che c’entrano poco o nulla con l’evidenza scientifica. È tutto più trasparente ma bisogna stare attenti a non sconfinare nel sensazionalismo che fa male ai medici e, in special modo, ai pazienti».