Malattie della tiroide, diagnosi e cura nel percorso della Clinica Fornaca


Intervista alla dottoressa Raffaella Gancia, endocrinologa e Direttore sanitario della Clinica: «Tra le patologie più diffuse ci sono il gozzo, l’ipotiroidismo, l’ipertiroidismo e le neoplasie della tiroide». Le loro cause possono essere molteplici e il compito dell’endocrinologo è quello di seguirle nel tempo con particolare attenzione alle eventuali complicanze.

Intervista alla dottoressa Raffaella Gancia, endocrinologa e Direttore sanitario della Clinica: «Tra le patologie più diffuse ci sono il gozzo, l’ipotiroidismo, l’ipertiroidismo e le neoplasie della tiroide». Le loro cause possono essere molteplici e il compito dell’endocrinologo è quello di seguirle nel tempo con particolare attenzione alle eventuali complicanze.

Alla Clinica Fornaca tutte le patologie endocrinologiche dell’adulto trovano adeguata risposta diagnostico-terapeutica, merito dei numerosi specialisti che vi operano e dell’integrazione con i servizi di Radiologia, Laboratorio analisi e Anatomia patologica. Ne parliamo con la dottoressa Raffaella Gancia, endocrinologa nonché Direttore sanitario della Clinica.

Dottoressa Gancia, quali sono le patologie tiroidee più frequenti?

«Sicuramente lo struma, più comunemente noto come gozzo, l’ipotiroidismo, l’ipertiroidismo e le neoplasie della tiroide».

Partiamo proprio dal gozzo: che cos’è e come va affrontato dall’endocrinologo?

«Il gozzo è un ingrossamento diffuso o nodulare della tiroide, molto diffuso in Italia e valutabile clinicamente e/o ecograficamente. Le cause vanno ricercate in complesse interazioni tra fattori di rischio ambientali – in particolare la carenza di iodio – e predisposizione genetica. Benché povero di armi terapeutiche di tipo farmacologico, il gozzo semplice (non associato cioè a ipo o ipertiroidismo) non è patologia di poco impegno per l’endocrinologo che deve seguirne l’andamento nel tempo e le eventuali complicanze di tipo compressivo per scegliere il giusto “timing” di invio del paziente al chirurgo. La sfida più grande per l’endocrinologo è la corretta individuazione dei nodi più sospetti, in base all’esame clinico o ecografico, che andranno sottoposti ad accertamento citologico tramite agoaspirato».

Quando ci si può trovare di fronte a un tumore della tiroide?

«Il tumore tiroideo si presenta clinicamente come un nodulo – circa il 5% per cento dei nodi tiroidei è di natura neoplastica – per cui sta all’abilità e all’esperienza dell’endocrinologo cogliere quei segnali di allarme che ne fanno sospettare la natura diversa da quella di un “semplice” nodo nel contesto di un gozzo. Gli aspetti anamnestici come la familiarità per neoplasie tiroidee e la velocità di accrescimento del nodo, i risultati ecografici (aspetto ipoecogeno, margini irregolari, microcalcificazioni, forma “più alta che lunga”), la visita clinica e l’esito di alcuni esami ematici indirizzano verso un grado di sospetto basso, intermedio o elevato e quindi verso l’indicazione a eseguire l’agoaspirato che consente di prelevare materiale cellulare dal nodulo da far valutare all’anatomo patologo. In caso di gozzi voluminosi, compressivi, o di nodi fortemente sospetti in senso neoplastico, la soluzione è chirurgica, con intervento di tiroidectomia, totale o parziale, a seconda dei casi».

Che cos’è l’ipotiroidismo e da cosa è favorito?

«L’ipotiroidismo è il quadro clinico che si sviluppa per un’insufficiente azione degli ormoni tiroidei, le cui cause possono essere molteplici: la più frequente è la tiroidite autoimmune. La presentazione clinica è variabile, da pressoché totale assenza di sintomi, a sintomi subdoli e sfumati (stanchezza, sonnolenza, dolori muscolari, lieve aumento di peso) difficili da attribuire con certezza a una patologia tiroidea, fino a quadri conclamati, che possono giungere anche al coma mixedematoso, nelle forme avanzate non trattate. Oltre al corretto inquadramento diagnostico con il riconoscimento della causa che ha condotto all’instaurarsi dell’ipotiroidismo, all’endocrinologo compete la gestione della terapia, che consiste nell’assunzione dell’ormone tiroideo carente per tutta la vita del paziente. I dosaggi vanno calibrati attentamente in base alla gravità dell’ipotiroidismo e all’età del paziente».

La condizione specularmente opposta è invece quella dell’ipertiroidismo: come si manifesta e come si cura?

«Anche nel caso dell’ipertiroidismo possono essere molteplici le cause da ricercare. In genere più precocemente sintomatico dell‘ipotiroidismo, l’ipertiroidismo si manifesta con irritabilità, ansia, insonnia, fini tremori agli arti superiori, intolleranza al caldo, sudorazione, tachicardia. In alcuni casi sono presenti dei segni oculari caratteristici: retrazione delle palpebre superiori, esoftalmo (occhi sporgenti), bruciore oculare e sensazione di fastidio, fotofobia, dolore al movimento oculare. Anche l’ipertiroidismo conclamato non trattato può giungere a mettere in pericolo la vita del paziente. La terapia dell’ipertiroidismo è più complessa e si può articolare con farmaci, terapia radiometabolica o chirurgia. In gravidanza, la gestione delle condizioni di ipo o ipertiroidismo è delicatissima per via degli effetti negativi dello squilibrio ormonale sull’instaurarsi stesso della gravidanza e sullo sviluppo del feto».

Il panorama delle malattie endocrinologiche non si esaurisce comunque con le malattie della tiroide: quali sono, per sommi capi, quelle di competenza della vostra specialità?

«L’endocrinologo affronta anche le malattie ipotalamo-ipofisarie, le malattie delle paratiroidi, del metabolismo osseo (osteoporosi, malattia di Paget), delle ghiandole surrenaliche, del pancreas endocrino (tumori neuroendocrini) e alcune malattie della sfera genitale maschile e femminile come ipofunzioni di testicolo e ovaie, ovaio policistico, menopausa e contraccezione».