La professoressa Annamaria Iagnocco eletta alla guida dell’EULAR


malattie reumatiche

Reumatologa della Clinica Fornaca e docente di Reumatologia all’Università degli Studi di Torino, è la prima donna ad assumere la carica più importante dell’organizzazione che riunisce tutte le società scientifiche dei reumatologi europei, le associazioni dei pazienti e quelle delle professioni sanitarie.

 

La professoressa Annamaria Iagnocco, reumatologa della Clinica Fornaca e della Città della Salute e della Scienza di Torino nonché docente di Reumatologia presso l’Università degli Studi di Torino, è stata eletta il mese scorso a Madrid presidente dell’EULAR (European League Against Rheumatism), prestigiosa organizzazione che riunisce tutte le società scientifiche dei reumatologi europei, le associazioni dei pazienti e quelle delle professioni sanitarie. «L’EULAR ha lo scopo di combattere le malattie reumatiche e muscolo-scheletriche – spiega la professoressa Iagnocco -, ma anche quello di migliorare la qualità di vita e la persistenza al lavoro dei pazienti alle prese con malattie reumatiche disabilitanti al punto da generare gravi difficoltà posizionali, sociali e della vita in generale». È la prima volta che a guidare la prestigiosa società europea c’è una donna.

«L’EULAR si dedica a numerosissime attività – prosegue la professoressa Iagnocco -, tra queste si segnala la “School of Rheumatology”, che mantiene sotto un’unica egida tutte le attività educazionali nel settore della Reumatologia: corsi residenziali e online, seminari, libri di testo, eventi. Tutto per migliorare le conoscenze sulle malattie reumatiche di reumatologi, infermieri, fisioterapisti, terapisti occupazionali e anche dei pazienti, i quali possono così essere meglio informati sulle loro patologie specifiche». Altre attività importanti sono quelle di ricerca: «Dal Foreum, Fondazione per la ricerca che ha un collegamento forte con l’EULAR, fino al Centro di ricerca virtuale – prosegue la professoressa Iagnocco -, sosteniamo gli scienziati che fanno ricerca in ambito reumatologico. Allo stesso modo, l’Ufficio “Public affair” con sede a Bruxelles, dove si trova il Parlamento europeo, lavora per una maggiore sensibilizzazione verso le malattie reumatologiche, grazie a incontri ed eventi che coinvolgono anche gli europarlamentari».

Sulle malattie reumatiche si dice spesso che interessino in modo prevalente le donne. È davvero così? «Solo alcune delle malattie reumatiche hanno una prevalenza femminile – risponde la professoressa Iagnocco -. Si tratta in particolare dell’artrite reumatoide e di molte connettiviti che interessano soprattutto le giovani adulte nel periodo della fertilità, rendendo necessaria per le pazienti una valutazione reumatologica specialistica e l’instaurazione di una terapia appropriata.. Ma ci sono anche patologie tipicamente maschili, come ad esempio la gotta o la spondilite anchilosante». Con quali farmaci le si combattono? «Per molte patologie, oggi abbiamo a disposizione terapie farmacologiche estremamente potenti – è la risposta -. Alcune di queste, in particolare i farmaci biotecnologici, sono in uso da circa 20 anni, ma di recente s’è registrato un notevole incremento delle opzioni terapeutiche, a seguito della produzione di numerosi nuovi principi attivi. Si tratta di farmaci che vanno ad aggredire diverse molecole attive nell’infiammazione, con possibilità terapeutiche estremamente variegate, che consentono di minimizzare l’impatto delle malattie reumatiche. Inoltre, nel caso in cui la risposta ad un trattamento non sia soddisfacente, è possibile attuare modifiche delle strategie terapeutiche. Un aspetto fondamentale in questo contesto è inoltre quello della diagnosi precoce, grazie alla quale è possibile ottimizzare il trattamento del paziente, prima che si instaurino i danni legati alla malattia».

«Nel periodo che va dal 2018 al 2023, nell’ambito della sua strategia, l’EULAR ha previsto una serie di azioni utili a migliorare la Reumatologia – sottolinea la neo presidente dell’associazione europea -. Abbiamo interrogato i nostri pazienti e, a sorpresa, abbiamo scoperto che per loro lo scopo primario delle cure non è ridurre il dolore e migliorare la mobilità, bensì mantenere il proprio lavoro ed essere efficienti a livello professionale». Si tratta di un aspetto molto importante: «Non solo per rispettare le aspettative del datore di lavoro – conclude la professoressa Annamaria Iagnocco – ma soprattutto per sentirsi integrati da un punto di vista sociale e professionale. Il paziente che non riesce a lavorare o perde il lavoro accusa di frequente gravi ripercussioni personali poiché in molte circostanze può non sentirsi adeguato a un’attività professionale soddisfacente». L’EULAR cerca di supportare queste persone attivando iniziative specifiche che le aiutino in modo mirato la lotta a tali patologie.