La mano dello sportivo e la mano dell’anziano ai “Martedì Salute”


A inaugurare il primo ciclo 2019 degli incontri dedicati alla prevenzione c’erano tre specialisti della Clinica Fornaca: il dottor Giorgio Pivato e il dottor Bernardino Panero, chirurghi della mano e il dottor Carlo Faletti, radiologo. «La mano è un organo di funzione e l’invecchiamento non è una malattia», ha detto il dottor Pivato. Sono state […]

A inaugurare il primo ciclo 2019 degli incontri dedicati alla prevenzione c’erano tre specialisti della Clinica Fornaca: il dottor Giorgio Pivato e il dottor Bernardino Panero, chirurghi della mano e il dottor Carlo Faletti, radiologo. «La mano è un organo di funzione e l’invecchiamento non è una malattia», ha detto il dottor Pivato.

Sono state la mano dello sportivo e la mano dell’anziano a inaugurare il primo ciclo 2019 dei “Martedì Salute”, gli appuntamenti dedicati alla prevenzione che quest’anno si tengono all’Auditorium della Città metropolitana in corso Inghilterra 7, a Torino.  Il 5 febbraio, introdotti dal professor Giancarlo Isaia, presidente dell’Accademia di Medicina di Torino, ne hanno parlato il dottor Giorgio Pivato, chirurgo della Clinica Fornaca e responsabile del Centro di Chirurgia della mano di Humanitas Torino, il dottor Bernardino Panero, chirurgo del Centro di Chirurgia della mano di Humanitas Torino e il dottor Carlo Faletti, radiologo della Clinica Fornaca.

Il dottor Pivato è intervenuto sulla mano dell’anziano: «L’età media è salita a 82,8 anni – ha ricordato -, ma al di là dei numeri è cambiata anche la richiesta funzionale dell’anziano perché è aumentata l’età in cui si rimane produttivi e attivi». Occorre parlare di patologia o di normale invecchiamento? «Possono cercare di convivere nel modo migliore possibile – ha proseguito -. Così come non possiamo far ricrescere le cartilagini dell’anca o i capelli, dobbiamo far convivere l’artrosi con il normale avanzamento dell’età». S’è quindi soffermato sulle patologie più frequenti: tunnel carpale, dito a scatto, malattia di De Quervain, cisti del polso, rizoartrosi. «Dobbiamo sempre aiutare la mano dell’anziano, avvalendoci di un percorso mininvasivo che impatti al minimo la sua vita quotidiana e lo riporti presto alla normalità», ha aggiunto il dottor Pivato.

D’altra parte: «Le mani sono spesso l’espressione più oggettiva di noi – ha aggiunto il chirurgo della Clinica Fornaca -: non le copriamo mai e noi italiani le usiamo più di altri per comunicare. Abbiamo perciò la facoltà di ricorrere a una serie di azioni utili a proteggerle: usare il filler, schiarire le macchie, assottigliare il profilo delle vene, correggere l’aspetto dei noduli artrosici». In fondo, la mano è un organo di funzione e l’invecchiamento non è una malattia: «Grazie alle tecniche mininvasive risultano molto rare le controindicazioni – ha concluso il dottor Pivato -. Dobbiamo fare attenzione e rispettare il dolore alle mani, eseguire controlli frequenti e rivolgersi sempre a Centri specializzati nel trattamento delle patologie della mano».

È invece partito dalle 27 ossa e dagli oltre cento tra muscoli e legamenti che compongono la mano l’intervento del dottor Panero. «La massima espressione della mano è lo sport – ha assicurato -. Gesti fantastici ma anche traumi, compresi quelli da overuse. Dobbiamo proteggerla, ben sapendo che lo sportivo vuole tornare in fretta a svolgere la sua attività. Ecco perciò che per lui c’è un percorso personalizzato, possibilità riservata anche al paziente non sportivo». A tale scopo, il dottor Panero ha ricordato il lavoro di squadra caratteristico del Centro di Chirurgia della mano di Humanitas Torino: «Chirurgo, radiologo, fisioterapista – ha elencato – Tra loro c’è un dialogo continuo che va a garanzia del paziente». Ma più di ogni altra cosa ha invocato la prevenzione e la competenza specifica. «Occorre conoscere le lesioni specifiche di ogni sport: sci, ciclismo, basket, volley, richiedono trattamenti e rimedi diversi – ha concluso -. Occorre in ogni caso rispettare i tempi biologici di guarigione e fare una radiografia finale».

Assist perfetto per l’intervento conclusivo del dottor Faletti: «Cartilagini, tendini, nervi, vasi: il supporto dell’imaging è necessario per un protocollo terapeutico corretto – ha precisato -. A proposito di traumatismo dello sport, immagini sempre più precise garantiscono diagnosi migliori». Ciascun tipo di trauma si associa a un adeguato trattamento diagnostico: «L’artro risonanza magnetica consente talvolta di vedere meglio lesioni che altrove non risultano visibili», ha detto a mo’ di esempio. Per poi aggiungere che: «L’artrosi non è una malattia, ma un adattamento all’età che richiede una diagnosi differenziale spesso aiutata da immagini che possono risultare dirimenti».