Meditazione, come guarire in modo consapevole


Lo spiega il dottor Giacomo Tamponi, medico internista ed ematologo della Clinica Fornaca:  «La nostra mente ha la capacità di “accendere” la malattia ma anche quella di “spegnerla”. Esistono terapie alternative che dimostrano in modo inoppugnabile l’utilità della meditazione». «Chi è andato incontro a un grave trauma quale la perdita di un congiunto o del […]

Lo spiega il dottor Giacomo Tamponi, medico internista ed ematologo della Clinica Fornaca:  «La nostra mente ha la capacità di “accendere” la malattia ma anche quella di “spegnerla”. Esistono terapie alternative che dimostrano in modo inoppugnabile l’utilità della meditazione».

«Chi è andato incontro a un grave trauma quale la perdita di un congiunto o del posto di lavoro, rivela a distanza di sei mesi una più alta incidenza di malattia cardiovascolare o tumore. Il motivo di questo fenomeno va ricercato in campo immunologico: di fronte al trauma, il nostro sistema immunitario accusa una defaillance che permette alle cellule tumorali di prendere il sopravvento sulle nostre abituali difese. Ma così come ha la capacità di “accendere” la malattia, la nostra mente porta con sé la capacità di “spegnerla”, magari attingendo da risorse che non tutti sappiamo di avere».

Il dottor Giacomo Tamponi, medico internista ed ematologo della Clinica Fornaca, s’interessa da molti anni ai temi legati alla cosiddetta guarigione consapevole e alla dimensione della spiritualità nei percorsi di cura. Alla sua attività clinica che gli ha permesso negli anni di diventare una figura di riferimento in campo ematologico (è stato tra le altre cose responsabile del Centro regionale di riferimento per le malattie rare coagulative dei pazienti adulti della Regione Piemonte nonché autore di oltre novanta pubblicazioni in campo emocoagulativo), il dottor Tamponi ha abbinato una lunga ricerca professionale e personale che lo ha portato a viaggiare per il mondo scoprendo e sperimentando modalità di cura molto distanti da quelle del mondo occidentale. «Esistono terapie alternative a quelle che noi seguiamo d’abitudine – spiega il dottor Tamponi -: ve la ricordate quella copertina del National Geographic che, qualche anno fa, raccontava di chi guarisce attraverso i sogni? Beh, per qualcuno funziona davvero così. Evidenze scientifiche dimostrano che chi intraprende un certo percorso meditativo è più predisposto alla guarigione di chi non lo fa. Così come non è un mistero che la malattia non sia solo un disturbo fisico ma riguardi l’intera personalità dell’individuo, comprensiva di mente, emozioni e corpo».

Potrebbe perciò stupirci con effetti speciali il dottor Tamponi, raccontando le forti esperienze vissute in terre lontane a contatto con luoghi, ambienti e personaggi che evocano situazioni molto distanti dalle nostre abituali cure fatte di ospedali, ambulatori e medici. Ma si limita a ricordarci altri dati: «Le modificazioni biologiche indotte da stati mentali sono ormai più che dimostrate da una serie di esperimenti – afferma il dottor Tamponi -. Studi condotti anni fa negli Stati Uniti hanno mostrato in modo chiaro e inoppugnabile la minore capacità di reazione e di riparazione del danno che un paziente psichiatrico molto depresso denuncia rispetto a un altro paziente che ha una forma di depressione più lieve». Oppure: «Un altro studio condotto su 6000 ebrei israeliani che hanno perso un figlio adulto per incidenti o per la guerra – prosegue il dottor Tamponi – mostra che queste persone hanno riportato una più alta incidenza di tumori linfatici, del sangue e dell’apparato respiratorio. E che la mortalità per tumore è aumentata soprattutto tra le persone che ne avevano sviluppato uno prima della morte dei figli».

Quindi la mente che “accende” la malattia ma che è anche capace di “spegnerla”: «Negli ultimi anni – prosegue il dottor Tamponi – s’è visto come persone fortemente stressate reagiscono al cancro molto meglio delle persone più tranquille, in termini di ricadute e di sopravvivenza. Qualcuno ne ha approfittato per legare questi risultati all’assenza di connessione tra mente e malattia, ma in realtà non è l’eccesso di stress in sé che permette di affrontare meglio il cancro quanto la contemporanea maggiore capacità di coping, vale a dire di reclutare le proprie risorse interne per combattere il cancro. Al contrario, chi minimizza o nega la malattia, mostrando quindi livelli di stress più bassi, ha una prognosi peggiore, sia in termini di ricadute che di sopravvivenza».

Riconosciuta l’origine inconscia della malattia, l’Occidente è poco incline a pensare a «quanto si possa consapevolmente influenzare la mente affinché faccia guarire il nostro corpo», conclude il dottor Giacomo Tamponi. Tecniche come il biofeedback, il rilassamento e le immagini mentali creano nel paziente un’aspettativa positiva interna che lo porta ad agire in maniera coerente con quanto desidera: la sua guarigione.

Come fa la mente ad accendere o spegnere la malattia? Gli studi più recenti dimostrano che attraverso il meccanismo dell’epigenetica, cioè la capacità di attivare i geni o inibirli attraverso reazioni biochimiche, è possibile attivare o spegnere la funzione degli stessi geni. Studi molto affascinanti mostrano che le emozioni sono in grado di riuscirci.