Prevenzione del melanoma: perché iniziare fin da bambini


Il melanoma è un tumore cutaneo che può comparire anche molti anni dopo le prime esposizioni al sole. Le evidenze scientifiche mostrano come i comportamenti adottati fin da bambini e durante l’adolescenza influenzino in modo significativo il rischio futuro, rendendo fondamentale la prevenzione.

Ne parliamo con il dottor Angelo Costantino, dermatologo della Clinica Fornaca.

Melanoma e fattori di rischio

Il melanoma è un tumore maligno della pelle che origina dai melanociti, le cellule responsabili della produzione di melanina, il pigmento che dà colore alla pelle. Più frequente nella popolazione maschile (7.069 nuovi casi) rispetto a quella femminile (5.872 nuovi casi) in età inferiore a 50 anni, secondo i dati AIOM-AIRTUM 2024, il melanoma può svilupparsi su un neo preesistente oppure comparire sulla cute sana. Se non diagnosticato precocemente, il melanoma è un tipo di tumore cutaneo che ha una maggiore capacità di diffondersi ad altri organi rispetto ad altri tumori cutanei.

Diversi sono i fattori di rischio per lo sviluppo di un melanoma, che non ha un’unica causa, ma nasce dall’interazione tra predisposizione individuale e fattori ambientali, che principalmente includono:

  • esposizione non protetta ai raggi UV (sole o lampade abbronzanti)
  • condizioni di immunosoppressione, congenite o acquisite
  • fototipo – pelle molto chiara, capelli biondi o rossi e occhi chiari – che determina una minore capacità di difendersi dalle radiazioni ultraviolette
  • numero di nei presenti sulla pelle. Chi presenta numerosi nevi ha un rischio statisticamente più elevato e, allo stesso tempo, maggiori difficoltà nel riconoscere precocemente eventuali cambiamenti e alterazioni che possono segnalare un melanoma.

Melanoma e raggi UV

Il danno cutaneo indotto dal sole non è legato a un singolo episodio, ma l’esposizione intermittente intensa alle radiazioni ultraviolette UV nel corso della vita. Le scottature, soprattutto se ripetute in età infantile e adolescenziale, rappresentano uno dei fattori di rischio più documentati. In età pediatrica i meccanismi di riparazione del danno da UV e le difese cutanee sono meno efficienti, rendendo il danno biologico potenzialmente più rilevante.

Il melanoma può manifestarsi anche dopo decenni dall’esposizione che lo ha innescato, spiegando perché una persona possa sviluppare la malattia in età adulta pur avendo ridotto o evitato il sole negli anni più recenti. La prevenzione e la diagnosi precoce sono determinanti sia per ridurre il rischio di malattia, sia per orientare la scelta terapeutica e migliorare la prognosi in caso di diagnosi di melanoma.

Prevenzione primaria: proteggere la pelle fin dall’infanzia

La prevenzione primaria del melanoma inizia con l’uso corretto della crema solare ad alto fattore di protezione (SPF), che è uno strumento essenziale, ma deve essere applicata con costanza e più volte al giorno, soprattutto dopo il bagno o in caso di sudorazione. Una singola applicazione al mattino prima di esporsi al sole non garantisce una protezione efficace per l’intera giornata.

Accanto ai filtri solari, le barriere fisiche svolgono un ruolo fondamentale: cappellini, magliette, occhiali da sole e la ricerca dell’ombra riducono in modo significativo l’esposizione diretta, così come evitare le ore centrali della giornata, quando l’irraggiamento è più intenso, è una regola semplice ma spesso sottovalutata. Queste abitudini, se acquisite da piccoli, diventano comportamenti preventivi automatici anche nell’età adulta.

Prevenzione secondaria: la visita dermatologica

La prevenzione secondaria consiste nel controllo periodico della pelle da parte del dermatologo. La visita con dermatoscopia, spesso associata alla videodermatoscopia, consente di analizzare la pelle e i nei già presenti in modo approfondito, individuando alterazioni non visibili a occhio nudo. Una visita approfondita prevede l’osservazione completa della superficie cutanea, incluse le aree non esposte al sole.

In assenza di fattori di rischio specifici, un controllo annuale è generalmente sufficiente. In presenza di familiarità per il melanoma, numerosi nei o altre condizioni predisponenti, il dermatologo può indicare una frequenza diversa. L’autoesame seguendo la regola ABCDE è utile soprattutto per intercettare variazioni evidenti che richiedano una valutazione medica.

La regola ABCDE: come riconoscere un neo sospetto

La regola ABCDE è un pilastro della prevenzione che aiuta a individuare le caratteristiche di un neo sospetto che merita attenzione da parte di uno specialista. Le lettere si riferiscono a:

  • A indica l’asimmetria, cioè quando una metà della lesione non corrisponde all’altra.
  • B si riferisce ai bordi irregolari, frastagliati o mal definiti.
  • C riguarda il colore, che può essere disomogeneo o presentare più tonalità.
  • D sta per dimensioni, in particolare un diametro superiore ai 6 millimetri.
  • E indica l’evoluzione, cioè un cambiamento rapido di forma, colore o dimensioni.

Questa regola non sostituisce la valutazione medica, ma rappresenta uno strumento utile per intercettare precocemente lesioni sospette e rivolgersi tempestivamente allo specialista.

Quando durante la visita dermatologica il medico riscontra una lesione dubbia, in genere l’approccio più sicuro per il paziente è l’asportazione chirurgica (exeresi o escissione chirurgica), seguita dall’analisi istologica. La scelta della tecnica di eradicazione e delle terapie successive dipende dalla valutazione clinica e diagnostica.

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