Prostatectomia, incontinenza urinaria e disfunzione erettile: il ruolo della riabilitazione funzionale


La riabilitazione funzionale precoce post prostatectomia – l’intervento di asportazione della prostata in alcuni tumori della prostata – consente nella maggior parte dei casi di accelerare il recupero della continenza urinaria e della funzione sessuale, migliorando in modo significativo la qualità di vita dei pazienti.

Approfondiamo l’argomento con il dottor Marco Falcone, specialista in Urologia e Andrologia della Clinica Fornaca.

Tumore della prostata, prostatectomia e complicanze

Secondo i dati AIOM 2024–2025, il carcinoma prostatico è il tumore più frequentemente diagnosticato nei maschi in Italia, con oltre 40.000 nuovi casi stimati nel 2024. I progressi diagnostici e terapeutici hanno migliorato prognosi e qualità di vita dei pazienti, portando la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi per circa 9 persone su 10.

La prostatectomia radicale robot-assistita nerve sparing – a conservazione dei nervi – rappresenta uno dei trattamenti di riferimento per alcune forme di tumore prostatico. Tuttavia, accanto all’elevata efficacia oncologica dell’intervento, ovvero l’eradicazione completa del tumore, la prostatectomia può comportare complicanze funzionali, in particolare sulla continenza urinaria e sulla funzione sessuale.

Disfunzione erettile

La disfunzione erettile è la complicanza più frequente dopo prostatectomia radicale, e può essere di gravità variabile sulla base di diversi fattori, tra cui l’età del paziente, la funzione erettile pre-operatoria e la preservazione dei nervi durante l’intervento. Infatti, un danno ai nervi implicati nell’erezione può determinare una riduzione temporanea o persistente della capacità erettile. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, è possibile recuperare la funzione dell’organo grazie a un percorso riabilitativo funzionale e a terapie mirate dopo l’intervento.

Incontinenza urinaria

Si manifesta più frequentemente subito dopo la rimozione del catetere vescicale, che nella prostatectomia robotica avviene in genere a 5 giorni dall’intervento. L’incontinenza urinaria interessa circa il 10-20% dei pazienti operati, ma nella maggior parte dei casi si tratta di una condizione transitoria, che tende a risolversi o a migliorare significativamente entro i primi 2–3 mesi, soprattutto se supportata da una riabilitazione funzionale precoce del pavimento pelvico. Solo una piccola percentuale di pazienti refrattari al trattamento riabilitativo funzionale necessita di interventi correttivi chirurgici.

Riabilitazione funzionale: cos’è, quando inizia e quanto dura?

La riabilitazione funzionale post prostatectomia è un percorso di recupero della funzione urinaria e sessuale che viene proposta a tutti i pazienti dopo l’intervento, affidandosi ai fisioterapisti specializzati di Clinica Fornaca. La riabilitazione funzionale inizia generalmente con la rimozione del catetere vescicale: iniziare precocemente, senza attendere la comparsa dei sintomi di incontinenza urinaria e disfunzione erettile aiuta a ridurre il rischio di danni permanenti alla funzione urinaria e sessuale, con ripercussioni sulla qualità di vita del paziente.

L’obiettivo principale della riabilitazione funzionale urinaria è il rinforzo dei muscoli del pavimento pelvico con esercizi mirati che il paziente, una volta appresi gli automatismi, può fare a casa: in genere, i risultati si vedono in 2-3 mesi.

Il recupero della funzione erettile dopo prostatectomia richiede, invece, più tempo e un approccio multimodale (riabilitazione funzionale, farmaci di prima linea e, se necessario, farmaci iniettivi di seconda linea). L’obiettivo principale è stimolare precocemente l’afflusso di sangue ai corpi cavernosi per preservare il trofismo dei tessuti penieni e favorire il recupero della funzione erettile fisiologica.

Nella fase post-operatoria precoce, indipendentemente dalla ripresa dell’attività sessuale, i farmaci di prima linea (in compresse per bocca) favoriscono la vascolarizzazione dei tessuti penieni. Nei casi di mancata risposta alla terapia orale, è possibile ricorrere a iniezioni intracavernose di prostaglandine, che contribuiscono alla riattivazione del sistema erettile. In genere, l’efficacia delle terapie si vede a 12-18 mesi.

Nei casi che non rispondono né alla riabilitazione funzionale né alla terapia farmacologica sistemica e locale, e che presentano un danno nervoso post-chirurgia prostatica che causa disfunzione erettile, prima di ricorrere all’impianto di una protesi peniena – che consente di recuperare la funzione sessuale ma non ripristina la fisiologia naturale stimolo-risposta – è possibile valutare approcci innovativi quali la chirurgia ricostruttiva di re-innervazione del pene.

La procedura prevede il collegamento diretto di un nervo somatico – il nervo gracile – alle fibre nervose autonomiche dei corpi cavernosi, allo scopo di ristabilire un meccanismo naturale dell’erezione. Studi clinici hanno dimostrato che il collegamento tra nervi somatici e autonomici è tecnicamente fattibile e potenzialmente in grado di restituire erezioni spontanee dopo chirurgia radicale per il tumore della prostata.

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