Meno invasiva, più precisa e duratura: è la protesi di ginocchio eseguita col Navio


Il dottor Luigi Sabatini descrive il nuovo sistema chirurgico, dallo scorso dicembre a disposizione dei pazienti della Clinica Fornaca: «La protesi viene adattata alle esigenze del paziente grazie all’accuratezza e alla precisione osservate in fase di pianificazione», spiega l’ortopedico.   «Minore invasività e maggiore precisione per garantire una durata superiore alla protesi di ginocchio». Il […]

Il dottor Luigi Sabatini descrive il nuovo sistema chirurgico, dallo scorso dicembre a disposizione dei pazienti della Clinica Fornaca: «La protesi viene adattata alle esigenze del paziente grazie all’accuratezza e alla precisione osservate in fase di pianificazione», spiega l’ortopedico.

 

«Minore invasività e maggiore precisione per garantire una durata superiore alla protesi di ginocchio». Il nuovo sistema chirurgico Navio è sintetizzato con queste parole dal dottor Luigi Sabatini, ortopedico della Clinica Fornaca e dell’équipe della Prima clinica Ortopedica e Traumatologica della Città della salute e della scienza di Torino diretta dal professor Alessandro Massè. Il dottor Sabatini si avvale dal 2016 dei sistemi chirurgici robotizzati per la protesi di ginocchio e ha già maturato una considerevole esperienza con il Navio, la Clinica Fornaca ha adottato il nuovo robot lo scorso mese di dicembre e lo ha subito messo a disposizione dei propri pazienti.

Il sistema chirurgico Navio assiste l’ortopedico nella pianificazione pre-operatoria e nell’intervento chirurgico affidandosi a un livello di accuratezza e precisione chirurgica non riproducibili da occhi e mani dell’uomo. Questo sistema consente di personalizzare l’impianto sull’anatomia e sul movimento del ginocchio del paziente, scegliendo la protesi più adatta alla lesione specifica del paziente e guidando il chirurgo nell’intervento e nel posizionamento della protesi. «In sala operatoria – spiega il dottor Sabatini -, il sistema chirurgico Navio permette di pianificare in tre dimensioni: una possibilità che offre un grade vantaggio in termini di precisione sia per la protesi totale sia per quella monocompartimentale». La protesi totale è quella necessaria quando l’artrosi del ginocchio è in stato avanzato e ha colpito l’intera articolazione, quella monocompartimentale riguarda la degenerazione della cartilagine di una sola parte del ginocchio: in quest’ultimo caso al chirurgo è richiesto di sostituire solo la porzione di ginocchio usurata per risolvere o rallentare la progressione dell’artrosi.

«La fase di pianificazione è fondamentale – aggiunge il dottor Sabatini -. Studiare sul momento le soluzioni possibili consente l’impianto di protesi più efficaci e durature. È come se la protesi venisse personalizzata realizzando di fatto quel cambio di paradigma che vede oggi la protesi di ginocchio adattata alle esigenze del paziente e non più viceversa, come accadeva fino a poco tempo fa». La durata maggiore dell’impianto di protesi è particolarmente importante per i pazienti più giovani: «Nella maggior parte dei casi si tratta di soggetti protagonisti di eventi traumatici come incidenti di moto o sugli sci – osserva il dottor Sabatini -. Per loro è quanto mai importante affidarsi a una protesi capace di mantenere nel tempo un’elevata efficacia».

Tra i vantaggi offerti al paziente dal sistema chirurgico Navio c’è anche quello di non rendere più necessari esami strumentali di secondo livello come TAC o Risonanza magnetica («Perché lo studio anatomico è rilevato durante l’intervento», puntualizza il dottor Sabatini). Inoltre, la grande accuratezza nella posizione dell’impianto garantisce anche meno dolore durate l’intervento e minor assunzione di farmaci antidolorifici dopo l’intervento. «Ricorrere al Navio significa anche minor tempo di degenza e maggior recupero del movimento naturale del ginocchio, con una propriocettività in grado di donare più confidenza con la nuova articolazione e un ritorno più celere alla vita quotidiana e allo sport».

«In fondo – conclude il dottor Luigi Sabatini – il paziente che si sottopone a un intervento di protesi al ginocchio chiede al chirurgo di “dimenticare” il ginocchio protesizzato e di portare con sé qualcosa che sia il più vicino possibile al ginocchio fisiologico. Una sorta di “ginocchio attivo” che il miglioramento delle tecniche chirurgiche e dei materiali utilizzati per la protesi stanno piano piano realizzando nel rispetto di un’articolazione dal movimento tanto complesso».