Reflusso gastrico e alimentazione: falsi miti


Il reflusso gastrico (o reflusso gastroesofageo) è una delle condizioni più comuni del tratto digestivo superiore, spesso attribuito ad un eccesso di acidità e trattato con farmaci antiacido. In realtà, il quadro si presenta più complesso e spesso falsi miti sull’alimentazione entrano in gioco nel peggioramento dei sintomi.

Facciamo chiarezza con la dottoressa Marianna Ansaldi, nutrizionista della Clinica Fornaca.

Reflusso esofageo: è sempre colpa del troppo acido

Molte persone sono convinte che il bruciore dipenda da un eccesso di acido. Tuttavia, il reflusso gastroesofageo è causato dalla risalita del contenuto dello stomaco nell’esofago, generalmente per un’alterazione del funzionamento dello sfintere esofageo inferiore o per aumenti della pressione intragastrica. Pertanto il reflusso non è causato solo dall’acido cloridrico, ma dal materiale refluito, in cui possono essere presenti anche pepsina e, in alcuni casi, sali biliari. La mucosa esofagea può così infiammarsi, dando origine a sintomi come bruciore retrosternale (pirosi), rigurgito acido, senso di pesantezza e talvolta nausea. Nei casi più persistenti, può derivare lo sviluppo di un’esofagite.

Una produzione insufficiente di acido cloridrico (ipocloridria) può, inoltre, influire sulla digestione e sul microbiota gastrico e intestinale. L’acido gastrico, infatti, è necessario per:

  • denaturare le proteine e facilitarne la digestione
  • attivare il pepsinogeno in pepsina
  • favorire l’assorbimento di vitamina B12 (indirettamente tramite il legame con il fattore intrinseco) e contribuire all’assorbimento del ferro non eme
  • svolgere un’azione antibatterica.

Una riduzione significativa dell’acidità gastrica può così alterare la digestione e favorire fenomeni fermentativi, aumentare la pressione interna e sfociare in bruciore retrosternale nel contatto dell’esofago con contenuto gastrico acido o debolmente acido.

Antiacidi: si possono assumere per tutta la vita?

Gli inibitori di pompa protonica (IPP), genericamente noti come “antiacidi”, sono farmaci molto efficaci nel controllo dei sintomi, soprattutto nelle fasi acute, perché riducono in modo marcato la produzione di acido cloridrico. Tuttavia, l’uso prolungato deve essere oggetto di periodica valutazione con il medico. Riducendo l’acidità gastrica, infatti, si perde parte della funzione antibatterica che ha l’acido cloridrico presente nello stomaco, con un aumento del rischio di infezioni gastrointestinali, come ad esempio quelle da Clostridium difficile, Campylobacter o Salmonella.

Nel tempo possono comparire anche:

  • alterazioni del microbiota intestinale e disbiosi
  • maggiore rischio di sovracrescita batterica
  • ridotto assorbimento di vitamina B12 e minerali
  • difficoltà nella digestione delle proteine.

Sempre più evidenze sembrano indirizzarsi verso una possibile relazione tra reflusso ed alterazioni del microbiota intestinale: infatti, la riduzione dell’acidità gastrica, spontanea o indotta dai farmaci, sembra in grado di favorire la proliferazione batterica e fenomeni fermentativi, potenzialmente influenti su esiti quali gonfiore e pressione intragastrica.

Una corretta gestione del reflusso dovrebbe quindi contemplare, oltre al controllo dell’acidità, – e di fattori meccanici quali peso corporeo, ernia iatale, abitudini posturali per citare degli esempi- anche lo stile di vita e l’equilibrio dell’ecosistema intestinale.

Per questo motivo la terapia farmacologica deve essere sempre valutata con il medico e, quando possibile, integrata con azioni mirate sullo stile di vita e sull’alimentazione.

Alimentazione e reflusso: falsi miti

Il modo in cui si mangia è tanto importante quanto gli alimenti che si mangiano. Masticare lentamente, infatti, è in grado di favorire una migliore digestione e di ridurre il carico gastrico.

Nelle fasi acute di esofagite possono risultare più tollerati alimenti morbidi e poco irritanti, che facilitano il transito nell’esofago infiammato. Al contrario, pasti abbondanti, ricchi di grassi o molto elaborati possono prolungare la permanenza del cibo nello stomaco e favorire i sintomi tipici del reflusso.

Le verdure bollite sono più digeribili

Non necessariamente. Nelle fasi di reflusso attivo, preparazioni molto ricche di liquidi – come brodi, zuppe o lunghe bolliture – possono aumentare la distensione dello stomaco e diluire i succhi gastrici, così rallentando la digestione. In alcuni casi, infatti, possono presentarsi più tollerate verdure cotte in padella o leggermente ripassate.

Bere molto durante i pasti aiuta a diluire gli acidi

Un’eccessiva assunzione di liquidi durante il pasto può aumentare la distensione gastrica e, in soggetti predisposti, favorire la risalita del contenuto verso l’esofago. È preferibile distribuire l’idratazione nel corso della giornata e limitare l’assunzione delle bevande durante i pasti principali.

La frutta fa sempre bene

La frutta, abitualmente nota come alimento “sano”, può – se particolarmente acida o ricca di zuccheri – in presenza di reflusso peggiorare i sintomi, soprattutto se consumata in grandi quantità o al termine di un pasto abbondante. Anche in questo caso la tolleranza è individuale.

Carboidrati a pranzo e proteine a cena

I macronutrienti hanno tempi digestivi diversi, e per chi soffre di reflusso è molto importante sapere che:

  • i carboidrati tendono ad essere digeriti più rapidamente
  • le proteine richiedono tempi intermedi
  • i grassi rallentano i tempi dello svuotamento gastrico.

Se si consuma una cena abbondante e ci si corica poco dopo, è probabile che la digestione sia ancora in atto, che la posizione sdraiata faciliti la risalita del contenuto gastrico, così potenzialmente accentuando il bruciore notturno o mattutino. Per questo motivo, se si soffre di reflusso, è consigliabile rispettare il timing digestivo, cercando di cenare con anticipo rispetto al momento in cui ci si corica (ad esempio, due/tre ore prima).

Una tisana calda subito dopo mangiato aiuta a digerire

Alcune piante officinali, come malva e camomilla, contengono mucillagini e sostanze a supporto lenitivo sulla mucosa gastrica, che possono contribuire ad una sensazione di sollievo. Il loro consumo in tisana è consigliabile tiepido, in quanto elevate temperature possono ulteriormente irritare la mucosa. È importante, inoltre, considerare le tisane un supporto e non una sostituzione delle terapie indicate dal medico.

Reflusso gastrico: quando rivolgersi allo specialista?

È opportuno consultare il medico quando:

  • il bruciore è frequente o persistente
  • si avverte difficoltà nella deglutizione
  • si verificano perdita di peso involontaria o anemia
  • i sintomi non migliorano con le prime misure dietetiche.

Una valutazione specialistica permette di distinguere tra reflusso occasionale e malattia da reflusso gastroesofageo, individuare eventuali complicanze e impostare un percorso terapeutico personalizzato.

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