Tumore del seno: prevenzione, diagnosi, cura e chirurgia


Di tumore del seno hanno parlato gli specialisti della Clinica Fornaca in un incontro dei “Martedì Salute”: la prevenzione continua a essere l’arma vincente contro una patologia che in Italia colpisce una donna su otto.  «Il tumore del seno va tenuto sotto controllo per sempre. È come una malattia cronica che si può affrontare con […]

Di tumore del seno hanno parlato gli specialisti della Clinica Fornaca in un incontro dei “Martedì Salute”: la prevenzione continua a essere l’arma vincente contro una patologia che in Italia colpisce una donna su otto. 

«Il tumore del seno va tenuto sotto controllo per sempre. È come una malattia cronica che si può affrontare con serenità nel corso di una vita. La donna deve provare a conviverci senza farlo diventare un incubo». Lo ha detto la professoressa Anna Sapino, Direttore scientifico dell’Istituto di Candiolo IRCCS, lo scorso 10 ottobre nell’appuntamento dei “Martedì Salute” che nella Sala congressi della Galleria d’Arte Moderna di Torino l’ha vista discutere di tumore del seno (“Il punto su prevenzione, diagnosi, cura e chirurgia”), assieme ad altri tre specialisti della Clinica Fornaca: la dottoressa Giovanna Mariscotti, responsabile della Diagnostica senologica nel Dipartimento di diagnostica per immagini e radioterapia della Città della Salute e della Scienza di Torino; il dottor Vincenzo Marra, responsabile della Radiologia dell’ospedale ostetrico-ginecologico Sant’Anna di Torino e il dottor Riccardo Bussone, responsabile della Chirurgia senologica dell’Ospedale Cottolengo di Torino.

Ha condotto l’incontro Marco Accossato, giornalista de “La Stampa” e storica firma delle pagine di sanità del quotidiano torinese. «In Italia – ha premesso Accossatouna donna su otto si ammala di tumore al seno. La sua percentuale di sopravvivenza raggiunge l’80 per cento ed è superiore a quelle di Germania e Inghilterra. Per tutte loro, oggi la medicina viaggia sempre più verso una terapia personalizzata». Il giornalista ha sottoposto ai relatori una lunga serie di domande, molte delle quali provenienti dalla folta platea che ha accompagnato l’incontro: «La mammografia rappresenta l’unico esame raccomandato per lo screening di questo tipo di tumore – ha risposto il dottor Marra -. L’ecografia è un esame più approfondito, utile in particolare quando la mammografia lascia qualche dubbio». Un rapido excursus diagnostico lo ha sviluppato la dottoressa Mariscotti: «Siamo passati dalle immagini statiche su pellicola a quelle dinamiche su supporto elettronico – ha ricordato -. Oggi la tomosintesi ha aggiunto una terza dimensione: proiezioni multiple a bassa dose di radiazioni con un software che ricostruisce le immagini riducendo il mascheramento delle lesioni». Chi deve sottoporsi a questo di esame? «Le donne tra i 40 e i 49 anni che non hanno alcun tipo di sintomo e quelle di 50 o più anni con mammella densa già nota – ha proseguito la dottoressa Mariscotti -. In più, tutte le pazienti con sintomi, quelle in follow up dopo un carcinoma mammario, quelle proposte per un’agobiopsia e quelle per le quali mammografia ed ecografia non sono state dirimenti».

In tema di sintomi, la professoressa Sapino ha messo in guardia da un luogo comune: non è il dolore a rappresentare il sintomo di un tumore. «Più spesso ma non sempre – ha spiegato – può invece essere la secrezione di materiale ematico da un capezzolo o da un singolo dotto dello stesso capezzolo, oppure la retrazione del capezzolo, un’alterazione della cute o un nodo sensibile alla palpazione. Non è detto che siano sempre sintomi di un tumore ma in tutti questi casi è bene rivolgersi a un senologo». Senologo che, nel caso, affiderà la paziente ad altri specialisti: «Radiologo, anatomo patologo, oncologo, psiconcologo, infermiere: sarà in ogni caso una valutazione collegiale», ha specificato il dottor Bussone. «Oggi la tecnologia aiuta molto il chirurgo che, in ogni caso, rimane legato a una certa manualità – ha ribadito -. Ogni donna è diversa dall’altra, lo stesso vale per le mammelle e i tumori, quindi l’intervento chirurgico non può essere standardizzato ma deve sempre tenere conto delle rispettive specificità». Ecco allora che la chirurgia oncoplastica integra le tecniche di chirurgia oncologica con quelle della chirurgia estetica, sempre più indispensabile, anche alla luce del continuo abbassamento nell’età delle pazienti. Ancora il dottor Bussone ha sottolineato come una paziente su due non si ritenga infine soddisfatta dell’aspetto estetico post chirurgico: «Dopo una diagnosi di tumore al seno, nella donna sopraggiunge per prima la paura della morte e degli effetti che la malattia farà ricadere sulla famiglia, poi la preoccupazione per l’operazione e le terapie – ha detto -. Dopodiché si pensa di aver risolto il problema e subentrano gli aspetti estetici, non soltanto nei casi di mastectomia ma anche per interventi più piccoli». Quindi togliere il tumore non basta: «Le attuali tecniche oncoplastiche richiedono di togliere il tumore in modo sicuro e di ricostruire in modo adeguato. Il chirurgo può fare la sua parte ponendo, laddove possibile, la cicatrice in una posizione che non sarà visibile e non ricorderà alla paziente l’esperienza vissuta», ha precisato il dottor Bussone, rimarcando a questo proposito l’importanza del ruolo della psiconcologia: «Tutti i soggetti coinvolti nella cura della donna con tumore al seno dovrebbe avere una sensibilità di base capace di andare incontro al problema nel modo più delicato possibile».

Ricordando il valore dell’ormonoterapia («È una terapia eccezionale che salva le donne bloccando la produzione degli estrogeni e dei sintomi, talvolta esasperati, della menopausa», ha affermato), la professoressa Sapino si è infine soffermata sulla dieta di chi si ammala di tumore: «Mangiare poco e di tutto è sempre una buona abitudine – ha sottolineato -. Le diete a basso apporto di grassi riducono il rischio di morte per tutti, non solo per chi ha avuto il tumore. Vita sana, movimento, alimentazione corretta e tenersi lontani dal fumo sono aspetti molto importanti per chiunque». Non bisogna perciò vivere la propria dieta come un incubo ma occorre tenere a mente che l’aumento di peso può rappresentare un fattore di rischio. Per poi concludere con un’occhiata sul futuro: «Negli ultimi anni – ha chiosato la professoressa Sapino – sono stati prodotti test molecolari che possono meglio definire il rischio di recidiva e indirizzare gli oncologi anche nella terapia personalizzata di categorie specifiche di tumori della mammella».