Disturbi del sonno, alla Clinica Fornaca un percorso integrato per curarli


Neurologo e pneumologo individuano le diverse patologie e le affrontano con gli altri specialisti: «Polisonnografia, monitoraggio cardiorespiratorio e CPAP sono gli strumenti che ci permettono di prenderci carico di insonnia e di ipersonnia diurna», spiegano il dottor Walter Troni e il dottor Emiliano Gatti.

Un percorso integrato per studiare tutte le problematiche del sonno: è quello attivo alla Clinica Fornaca grazie alla specifica collaborazione tra due specialisti: il dottor Walter Troni, neurologo e il dottor Emiliano Gatti, pneumologo«Una netta maggioranza dei disturbi del sonno risiede nei problemi di apnea – spiega il dottor Gatti -, si tratta di patologie respiratorie che possono essere affrontate con l’intervento di altri specialisti (cardiologo, neurologo, otorinolaringoiatra, dietologo o dentista) e, soprattutto, con l’utilizzo della CPAP, dispositivo che agisce sulle vie aeree superiori forzandone la chiusura, spesso causa delle apnee ostruttive». Quando invece il disturbo non è collegato all’apnea notturna ma coinvolge la sfera neurologica, si entra subito nel territorio dell’insonnia, la più diffusa patologia del sonno: «I dati epidemiologici dimostrano che circa il 35 per cento della popolazione ha avuto qualche problema “conflittuale” con il sonno e che, nel 10 per cento dei casi, l’insonnia rappresenta un problema cronico», conferma il dottor Troni. Oltre all’insonnia, il neurologo si prende cura di tutte le patologie parossistiche notturne: «Da quelle prettamente encefaliche a quelle non rarissime manifestazioni di crisi epilettiche che talvolta fanno pensare a patologie di carattere psichiatrico, aggiunge.

«È opportuno sottolineare come lo pneumologo non si occupi di chi è insonne bensì di chi, al contrario, dorme troppo», prosegue il dottor Gatti. È la cosiddetta ipersonnia diurna, dovuta a una destrutturazione legata alle apnee delle fasi di sonno notturno. «Affinché le apnee notturne siano tali devono durare almeno dieci secondi, avere una certa frequenza e profondità ed essere accompagnate da una certa distorsione del respiro e, di solito, dal russamento», aggiunge ancora il dottor Gatti. Detto che per il paziente adulto avere delle apnee durante il sonno è del tutto fisiologico («Se durante il sonno vengono registrate cinque apnee a varie intervalli che durano più di dieci secondi non si tratta di patologia ma di fisiologia. Tali apnee non avranno ricadute sull’attività diurna né comporteranno rischi per l’attività cardiovascolare», prosegue lo pneumologo della Clinica Fornaca), il vero problema delle apnee notturne è che: «Quando si presentano in numero elevato diventano un fattore di rischio al pari di obesità, abitudine al fumo, ipertensione, diabete, ipercolesterolemia». Riconoscere a affrontare il problema può correggere il rischio cardiocircolatorio (aritmia cardiaca, cardiopatia ischemica, ictus) in modo significativo. Peraltro il sospetto dell’ipersonnia diurna lo fornisce spesso il partner della persona malata perché chi ne soffre non si accorge di avere le apnee durante la notte: ma quante volte si verificano questi episodi apnoici? Molti possono non apparire ed è per questo motivo che serve la registrazione notturna.

«Il punto critico è proprio la desaturazione – continua il dottor Troni – perché l’apnea ha ricadute importanti quando porta alla caduta del livello di ossigeno che arriva al cervello». «Una situazione capace di attivare tutta una serie di fattori neurovegetativi in grado di condurre a ipertensione polmonare, ipertensione arteriosa e ad altri disturbi che, nel corso del tempo, possono poi essere alla base di varie complicanze cardiocircolatorie», specifica il dottor Gatti. Di apnee notturne soffre circa il 4-5 per cento della popolazione generale, vale a dire circa 40-50 mila torinesi: «È una patologia sottostimata e sottodiagnosticata – continua il dottor Troni -. Eppure il colpo di sonno rappresenta la seconda causa assoluta di incidente stradale ed è in genere dovuta alla stanchezza con addormentamento che fa seguito a problemi di apnea ripetuti. L’ipersonnia si manifesta di giorno proprio per colpa di un sonno notturno ipossico e non ristoratore».

Se la polisonnografia è particolarmente indicata nello studio specifico delle patologie primitive del sonno, il monitoraggio cardiorespiratorio è lo strumento in grado di indagare al meglio i problemi oggetto del lavoro dello pneumologo: «Il paziente può sottoporsi a questo tipo di esame a casa propria o, con una notte di ricovero, in Clinica in condizioni di comfort assoluto». Una doppia opzione possibile anche con la CPAP: «La condizione di comodità favorisce il buon esito dell’esame che, in altre situazioni, può fallire proprio a causa della situazione “strana” in cui si trova il paziente», puntualizza il dottor Troni. «Gli effetti della CPAP verso la sonnolenza possono essere immediati – conclude il dottor Gatti -, dopo uno o due giorni il paziente sta meglio perché ha riposato e, soprattutto, ha vista accresciuta la propria capacità di concentrazione durante l’attività diurna».