Sole e cancro, la Vitamina D nella prevenzione delle patologie tumorali


Sole e cancro: recenti studi americani evidenziano un rapporto diretto tra i livelli di Vitamina D e una serie di patologie, tumorali e non. «Prendere il sole fa bene – afferma la dottoressa Virginia Caliendo -, ma sempre osservando una serie di attenzioni». Prendere il sole: si parla molto dei rischi ma assai meno dei […]

Sole e cancro: recenti studi americani evidenziano un rapporto diretto tra i livelli di Vitamina D e una serie di patologie, tumorali e non. «Prendere il sole fa bene – afferma la dottoressa Virginia Caliendo -, ma sempre osservando una serie di attenzioni».

Prendere il sole: si parla molto dei rischi ma assai meno dei benefici collegati con l’esposizione solare. «Recenti studi americani dimostrano un rapporto diretto tra i livelli di Vitamina D e l’incidenza di una serie di patologie che, tra le altre, comprendono i tumori del colon retto, della prostata o della mammella, il linfoma non Hodgkin e varie problematiche di natura cardiovascolare», spiega la dottoressa Virginia Caliendo, specialista in Dermatologia dello Skin Center del Centro Diagnostico Fornaca e responsabile medico della Divisione di Oncologia chirurgica dermatologica dell’ospedale San Lazzaro di Torino. Che aggiunge: «Gli stessi studi individuano la correlazione con una carenza di Vitamina D anche in molte situazioni di sindromi metaboliche o di decadimento cognitivo delle persone anziane nonché in pazienti affetti da sclerosi multipla o da maculopatia degenerativa».

Prendere il sole fa bene: «Perché ci permette la sintesi della serotonina, noto ormone del buonumore, nonché quella della Vitamina D – prosegue la dottoressa Caliendo -: gli studi pubblicati lo scorso autunno dalla prestigiosa rivista statunitense “Dermato Endocrinology” indicano in una concentrazione di 30 nanogrammi per millilitro la quantità di Vitamina D necessaria a contrastare lo sviluppo nell’incidenza delle patologie prima elencate». Per raggiungere tale obiettivo, lo studio americano prevede un’esposizione solare di viso, braccia e gambe di circa quindici minuti per due o tre volte la settimana: «L’esempio è misurato sulla popolazione bianca di “fototipo 2”, quella con pelle chiara ed esposta al 40esimo grado di latitudine, quello che in Italia attraversa il cuore della Sardegna, il nord della Calabria e l’estremità della Puglia». Prendere il sole obbedendo a questo schema garantirebbe l’adeguato serbatoio di Vitamina D allontanando quei problemi di salute legati all’insufficiente esposizione solare che negli Stati Uniti si stanno imponendo come un problema di salute pubblica.

Tutti al sole, allora? «Sì, ma con la dovuta cautela – risponde la dottoressa Caliendo -. Dal sole non bisogna scappare ma occorre stare attenti a non esagerare perché il danno attinico, quello cioè legato all’esposizione ai raggi ultravioletti, si accumula in anni di esposizione solare e può favorire l’insorgenza di tumori cutanei». Quelle che vanno evitate in assoluto sono le ustioni solari, spesso collegate al melanoma, tumore della pelle che può risultare molto aggressivo se non diagnosticato in tempi brevi: «Evitare di esporsi al sole nelle ore più calde, farlo in ogni caso servendosi di tutte le protezioni del caso e senza ricorrere a quei prodotti “waterproof” che comunque perdono d’efficacia con il passare delle ore a contatto con l’acqua – sottolinea la dottoressa Caliendo -. Esponiamoci al sole con cautela già dalle prime ore del giorno utilizzando il fattore di protezione più adatto al nostro tipo di pelle e applichiamolo in abbondanza e con frequenza: ogni due o tre ore, quando usciamo dall’acqua e dopo esserci asciugati».

L’attività e la tecnologia a disposizione dello Skin Center del Centro Diagnostico Fornaca possono rappresentare un valido supporto prima e dopo l’esposizione solare: dallo screening iniziale di tutto il mantello cutaneo del paziente per individuare i nei potenzialmente pericolosi fino alla videodermatoscopia, che consente di identificare le eventuali lesioni da asportare anche solo a scopo precauzionale nonché di indirizzare il paziente verso una serie di controlli periodici subordinati al numero e al tipo di nei. Un monitoraggio preciso e attento, garantito dall’attrezzatura d’avanguardia che caratterizza lo Skin Center.